Mimo van OsenAl liceo avevo un professore di italiano che si chiamava Emanuele Cassesa. Era uno scioperato, passava le notti nelle bische clandestine, ma ci spiegava Dante in un modo straordinario. Aveva la capacità di smontare il testo, riducendolo a delle concretezze, da noi facilmente afferrabili e poi ricostruirlo poeticamente trascinandoci nel turbinio di sensazioni e di idee e tornare ai livelli di Dante. L’intera classe, 27 imbecilli, semplicemente lo capiva. Ci tenne tre sole lezioni su Dante, poi disse: Basta, le lezioni sono finite perché lo stipendio che mi passa lo Stato equivale a tre soli mie lezioni. Protestammo tutti. Allora Cassesa disse: Va bene, se ci tenete proprio a queste lezioni, allora mi pagate voi privatamente. Non pretendo molto, un pacchetto di sigarette Macedonia a settimana. Così ci tassammo e diventammo esosi, Cassesa doveva fare lezione fino al tocco della campanella, non terminare un secondo prima, perché pagavamo e lo pretendevamo. Solo dopo capii che era un suo abilissimo modo per fregarci tutti.

Crediti
 Andrea Calogero Camilleri
 La lingua batte dove il dente duole
 SchieleArt •  Mime van osen • 




Quotes per Andrea Calogero Camilleri

Stiamo educando una gioventù all'odio. Stiamo perdendo la misura il peso della parola. Le parole sono pietre. possono trasformarsi in pallottole e bisogna pesare ogni parola che si dice per far cessare questo vento dell'odio. Da quando non vedo più, tutto mi é più chiaro, in questo momento storico è una fortuna esser ciechi. Voglio morire con la speranza che si possa vivere in un mondo di pace. Il futuro è nelle mani dei giovani, non disilludetemi!

Bisogna guardare la tv portandosi appresso un paracqua ideale che permetta al nostro cervello di restare asciutto e lucido, di non inzupparsi di tutte le informazioni distorte, contraffatte, alterate, finalizzate che ci vengono propinate.

Era l'insonnia della vecchiaia, quella che notte dopo notte ti condanna a stare vigliante, a letto o in poltrona, a ripassarti la tua vita minuto per minuto, a ripartirla sgranandola come i grani di un rosario.

Le memorie, si sa, sono come le cirase, una se ne tira appresso un'altra, ma ogni tanto s'intromettono nella fila ricordi non richiamati e non piacevoli che fanno deviare dalla strada principale verso viottoli scuri e lordi dove come minimo s'infangano le scarpe.

[…] e in un attimo compresi che le mie inquietudini, le mie malinconie, i miei squilibri, erano dovuti, più che all'età, al presentimento, o meglio, al timore di fare la stessa fine di Carmela, di non riuscire cioè a spezzare l'isolamento cui mi sentivo condannato.