⋯ Lara Zankoul ⋯

In generale, non si liberano le forme, non si liberano che le forze. L’universo delle forze, dei valori, delle idee stesse, tutto l’universo della liberazione è quello del progresso e del superamento. Le forme, invece, non si superano – si passa da una forma all’altra e questo gioco delle forme è tragico e sacrificale, mentre i rapporti di forze, i conflitti dei valori e delle ideologie sono solo drammatici e conflittuali. Tutte le figure della modernità, tutte le figure della liberazione sono utopiche: sognano un non luogo ideale e definitivo. Le forme, invece (anche le forme dell’arte), non vivono di utopia, non sognano di superarsi verso un’altra finalità, sono il non luogo in se stesse. In ogni modo, per essere liberato, bisogna essere stato schiavo. E per essere stato schiavo, bisogna non essere stato sacrificato (diventavano schiavi solo i prigionieri non sacrificati). Qualcosa di questa esenzione sacrificale, e qualcosa della conseguente servilità, rimane nell’uomo “liberato”, e in modo particolare nella servilità attuale – non quella che precede la liberazione, ma quella che le succede. La servilità di secondo tipo: la servilità senza padrone. Nella società antica, ci sono il padrone e lo schiavo. Più avanti, il signore e il servo. Più tardi, il capitalista e il salariato. A ciascuno di questi stadi corrisponde una schiavitù determinata: si sa chi è il padrone, si sa chi è lo schiavo. Ormai tutto è diverso: il padrone è scomparso, non restano che i servi e la servilità. Ma che cos’è uno schiavo senza un padrone? È colui che ha divorato il suo padrone e lo ha interiorizzato, al punto di diventare il proprio padrone. Non l’ha ucciso per diventare il padrone (questa è la Rivoluzione), l’ha assorbito pur restando schiavo, e addirittura più schiavo dello schiavo, più servo del servo: servo di se stesso. Stadio ultimo della sua servilità che, di regressione in regressione, risale fino al sacrificio. Se non ché nessuno gli fa più l’onore di sacrificarlo e, come ultima risorsa, è lui che è costretto a sacrificarsi a se stesso e alla propria volontà. La nostra società di servizi è una società di servi, di uomini asserviti al loro proprio uso, asserviti alle loro funzioni e alle loro performance – totalmente emancipati, totalmente servi.

Crediti
 • Jean Baudrillard •
 • Pinterest • Lara Zankoul  •  •

Similari
Il Codice di Hammurabi
855% ArticoliStorieWikipedia
Quando Anu il Sublime, Re dell’Anunaki, e Bel, il signore di Cielo e terra, che stabilirono la sorte del paese, assegnarono a Marduk, il pantocratore figlio di Ea, Dio della giustizia, il dominio su ogni uomo sulla faccia della terra, e lo resero grande f⋯
Il caso Nietzsche
792% ArticoliFilosofiaGianni Vattimo
Nietzsche, accompagnato dalla sua cattiva reputazione di pensatore dei nazisti, fu poi riconsiderato, agli inizi degli anni ’60 del ventesimo secolo, da quel movimento che prese il nome: Nietzsche-Renaissance o il rinascimento nietzscheano, e soprattutto ⋯
Dall’autorganizzazione alla comunizzazione
577% ArticoliPolitica
Designare la rivoluzione come comunizzazione è dire questa cosa abbastanza banale, che l’abolizione del capitale è l’abolizione di tutte le classi, compreso il proletariato, e non la sua liberazione, il suo ergersi a classe dominante che organizza la soci⋯
La scrittura delle donne
290% ArticoliCixous HélèneSocietà
Héléne Cixous rilegge il saggio di Freud sulla Testa di Medusa per rivendicare il potere dell’écriture feminine, della scrittura femminile. Da terrificante e mostruosa, Medusa si trasforma in una figura sorridente e sovversiva in grado di destabilizzare l⋯
Sapere di non essere
227% IneditiSergio Parilli
Ho rivisto finalmente a Julián. Veniva da altri mondi non sconosciuti per lui, visto che è riuscito a tornare senza bussola. Non era tenuto a tornare, anche perché se stava bene dove era arrivato poteva restarci in eterno, visto che era previsto un viaggi⋯