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Io sono un uccello insopportabile», disse Franz Kafka, «sono una gazza, una kavka […] Le mie ali sono atrofizzate. Così per me non esistono altezza e distanza. Vado saltellando con la mia aria confusa in mezzo agli uomini, che mi guardano pieni di sfiducia, perché sono un uccello pericoloso, un ladro, una gazza. In realtà non sono attratto dagli oggetti che luccicano: non ho messo lucide penne nere. Sono rigido come la cenere. Una gazza che desidera scomparire fra le pietre. Sto solo scherzando: non voglio che Lei si accorga di quanto io stia male oggi».

Crediti
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