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In una città della Persia, ai confini degli Stati di Vostra Maestà, disse Sherazad a Shahriar, vivevano due fratelli, uno dei quali si chiamava Cassim, e l’altro Alì Babà. Poiché il padre aveva lasciato loro soltanto dei beni modesti ed essi li avevano divisi in parti uguali, la loro fortuna avrebbe dovuto essere pari; il caso tuttavia dispose diversamente.

• Le Mille e una Notte, racconti arabi raccolti da Antoine Galland
• Traduzione di Valentina Valente, C.d.L.-De Agostini, 1965.

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Grazie alla sua prodigiosa capacità inventiva e alle sue raffinate arti affabulatorie, Sherazade salva la testa dalla scimitarra del boia. Trovando il modo, ogni notte, d’affascinare il suo sposo e signore, il re Sahrigar, con le proprie storie e interrompendo il racconto all’alba proprio sul più bello, per mille e una notte riesce a rinviare l’esecuzione fino a che, dopo quasi tre anni, il sanguinario monarca sassanide le concede salva la vita e per la coppia s’inizia una vera luna di miele. Sherazade riesce a compiere un vero miracolo. Non può restituire la vita alle decine di giovani sacrificate nel corso di un intero anno dal tiranno desideroso di vendicare, con queste effimere spose d’una notte, l’umiliazione subita per essere stato tradito dalle precedenti concubine, ma, con le sue arti di grande narratrice, mitiga la ferinità di questo barbaro che, prima di sposarsi con lei, era puro istinto e pura passione. Facendogli vivere e sognare vite immaginarie, lo instrada sulla via della civiltà.

 ⋯ Non esiste nella storia della letteratura una parabola più semplice e illuminante di quella di Sherazade e Sahrigar per spiegare l’importanza della fantasia e dell’invenzione nella vita degli esseri umani e il modo in cui esse abbiano contribuito a riscattarli dai bui inizi della loro storia quando ancora non erano diversi dai quadrupedi e dagli animali feroci. Ed è questa, indubbiamente, la ragione per cui Sherazade è uno dei personaggi letterari più seducenti e immortali di tutte le lingue e di tutte le culture. Per Sherazade raccontare storie che catturino l’attenzione del re è questione di vita o di morte. Se Sahrigar mostrerà scarso interesse o noia per le sue favole lei sarà consegnata al boia alle prime luci del giorno. Questo pericolo mortale ne aguzza la fantasia e ne perfeziona il metodo portandola, inconsciamente, a scoprire che tutte le storie, in fondo, sono una storia unica, che, pur nella lussureggiante varietà di protagonisti e di avventure, hanno comuni radici segrete e che il mondo della fantasia è, come il mondo reale, uno, diverso e infrangibile. Al barbaro che ascolta Sherazade e si lascia condurre dalla sua bravura dentro i labirinti d’una esistenza di fantasia in cui resterà imprigionato e felice per mille e una notte, quella serie di racconti insegnerà che, nella violenta realtà di massacri, partite di caccia, piaceri carnali e conquiste vissute sino a quel momento, può nascere una realtà nuova: fatta di immaginazione e di parole, impalpabile e sottile ma seducente come una notte di luna piena nel deserto o una musica meravigliosa, all’interno della quale un uomo vive le più straordinarie peripezie, si moltiplica in centinaia di diversi destini, diventa protagonista di atti eroici, di passioni e di prodigi indescrivibili, ama le donne più belle, soffre per le più crudeli stregonerie, conosce i saggi più profondi e visita i più esotici paradisi. Quando il re Sahrigar perdona la sua sposa – anzi, le chiede perdono e si pente dei propri delitti – è un essere che le favole hanno fatto diventare civile, sensibile, sognatore.
 ⋯ Le mille e una notte non è, come si crede solitamente, un libro arabo tradotto nelle lingue dell’Occidente. Le sue origini sono remote, intricate, misteriose. Si tratta di molte storie – tramandate oralmente o per iscritto, principalmente di matrice persiana, indiana e araba, ma che provengono anche da altre culture, alcune antichissime – le più remote delle quali nascono nel IX e X secolo, anche se soprattutto nel XIII, e, a partire dal 1700, sono state riassunte e tradotte in francese, inglese e tedesco. Il primo traduttore europeo delle Mille e una notte è stato il francese Antoine Galland (1646-1715). Questa versione ebbe un successo straordinario e venne tradotta, a sua volta, in altri idiomi europei. La diffusione e la fortuna che questi racconti ottennero in Europa fecero sì che, nel mondo arabo dove, sino ad allora, erano stati tenuti in scarsa considerazione dagli intellettuali che li giudicavano letteratura popolare di puro consumo, si cambiasse idea e prendessero vita le prime raccolte in lingua originale di molte storie. Nel XIX secolo sono apparse le prime versioni inglesi realizzate dagli orientalisti Edward Lane e Sir Richard Burton. Da allora le traduzioni delle Mille e una notte si sono moltiplicate in ogni idioma al punto da disputare alla Bibbia e alle opere di Shakespeare il primato di libro più diffuso, adattato, tradotto della storia.

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 ⋯ Ho provato a farne un adattamento minimalista per il teatro che si basa solo su due protagonisti i quali interpretano molti personaggi. Gli attori, di volta in volta, si trasformano nel re Sahrigar, in Sherazade e nei vari eroi delle favole che la donna racconta al re per sfuggire al boia. La mia è una versione molto libera. Rispetta vagamente la struttura primitiva di alcuni racconti – mancano, tra questi, i più noti – ricrea i loro contenuti aggiungendo e tagliando in base a quella che potremmo definire una sensibilità moderna. I personaggi principali godono del piacere di raccontare, una delle più antiche forme di relazione sviluppate tra gli esseri umani quando furono costretti a riunirsi in comunità per meglio difendersi dagli animali feroci, dalla inclemenza del clima, dalle tribù nemiche e per procacciarsi il cibo. Come accade per Sherazade con il re Sahrigar, queste storie che brillavano nelle caverne primitive attorno al fuoco capace di tenere lontane le fiere, hanno, via via, reso più umano chi le ascoltava. Esse rappresentano l’alba della civiltà, il punto di partenza del miracoloso cammino che ha portato gli esseri umani, con il trascorrere dei secoli, alle grandi scoperte della scienza, alla conquista della materia e dello spazio, alla creazione dell’individuo, dei diritti umani, della democrazia, della libertà  ⋯ e anche, purtroppo, dei più spaventosi strumenti di distruzione mai conosciuti dalla storia.
Niente di tutto ciò sarebbe stato possibile senza la fame di vita alternativa, d’un destino diverso dal proprio che ha fatto sorgere nella specie umana l’idea d’inventare storie e di raccontarle; in sostanza, di viverle e di condividerle attraverso la parola e, dopo, attraverso la scrittura. Questa occupazione, questa magia, ha affinato la sensibilità, stimolato l’immaginazione, arricchito il linguaggio, offerto a uomini e donne tutte quelle avventure che non potevano assaporare nella vita reale e regalato loro momenti di felicità assoluta.

La letteratura è anche questo: un duraturo risarcimento contro gli infortuni e le frustrazioni della vita.

Crediti
 • Anna Maria Tocchetto •
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