Le onde dei diritti umaniNel 1993, sulla scia del cosiddetto processo di pace di Oslo, il Primo Ministro israeliano ritenne che la creazione di un’Autorità Palestinese responsabile dell’amministrazione della vita quotidiana dei palestinesi nei Territori Occupati avrebbe messo a tacere le crescenti critiche nei confronti di Israele. Il ragionamento di Rabin era semplice: se i palestinesi si fossero assunti la responsabilità di autoamministrarsi, Israele non sarebbe piú stato legalmente responsabile delle violazioni dei diritti umani commesse nei Territori Occupati. Ciò avrebbe reso superfluo l’operato di istituzioni quali l’Alta Corte di Giustizia israeliana e di organizzazioni come B’Tselem – attori che Rabin aveva descritto come “anime sensibili” che incarnavano una certa compassione umanitaria per i palestinesi. Si può considerare la dichiarazione di Rabin come l’antecedente del dibattito israeliano sulla “minaccia dei diritti umani”, poiché sembra che la sua aspirazione fosse di contrastare quelli che già considerava dei pericolosi tentativi di interpretare l’occupazione israeliana come una questione di diritti umani. Sperava che l’accordo sui due stati potesse ovviare alle critiche in materia di diritti umani tramite la creazione di una nuova struttura giurisdizionale in grado di regolare i rapporti tra israeliani e palestinesi.
Due anni dopo, Rabin venne assassinato da un colono israeliano.

Non poteva sapere che nel corso dei decenni successivi – durante e dopo il fallimento del processo di pace – ci sarebbe stato un incremento esponenziale di attività a favore dei diritti umani sia da parte israeliana che da parte palestinese. Rabin non poteva prevedere che quello dei diritti umani sarebbe diventato il lessico dominante utilizzato da attori diversi, spesso in conflitto tra loro. Né poteva immaginare che nel 2010, quindici anni dopo il suo assassinio, un diverso gruppo di “anime sensibili” conservatrici avrebbe fondato numerose ONG per i diritti umani – Regavim, il Legal Forum for the Land of Israel e Yesha for Human Rights – e che queste ONG avrebbero impiegato il vocabolario dei diritti umani in un’istanza presentata all’Alta Corte di Giustizia per la revisione del processo a Margalit Har-Shefi, la donna condannata nel 1998 per non aver impedito al suo amico Yigal Amir di assassinare Rabin.

Crediti
 Autori Vari
 Il diritto umano di dominare
  Dan Izenberg, State Attorney Rejects Har-Shefi Retrial Petition in Jerusalem Post, 17/10/2010. Traduzione di Andrea Aureli
  Nicola Perugini, Neve Gordon
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