Monumento ai caduti a San Polo
Alle prime luci dell’alba del 14 luglio 1944, allo scopo di liberare alcuni commilitoni prigionieri dei partigiani, un’unità dell’Esercito Tedesco del 274° Reggimento Granatieri, diede avvio ad un massiccio rastrellamento di civili. Questo ebbe inizio a Vezzano interessando Molin dei Falchi e Pietramala per poi giungere fino a San Polo in località “Villa Gigliosi” dove fu compiuto il terribile massacro. In quell’alba del 14 luglio 1944 la vittima più giovane e più inerme fu un bambino di appena tre settimane, Dante Buzzini battezzato appena due giorni prima. I caduti in quella rappresaglia, giova ricordarlo, furono 82 , di cui 48 a San Polo, 17 a Mulin dei Falchi e Pietramala, 17 a San Severo, dove intervenne un altro reggimento, ma nel quadro della stessa operazione repressiva. Di queste 82 vittime solo 12 erano partigiani. I restanti 70 erano civili.
Oggi, grazie al progetto di Alessandro Benci, ed alla fattiva collaborazione di tre importanti Istituzioni quali, l’Istituto di Istruzione Superiore “Piero della Francesca” di Arezzo, la Soprintendenza per i beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici, Etnoatropologici di Arezzo e l’Istituto Storico Aretino della Resistenza e dell’Età Contemporanea, le giovani generazioni potranno rivivere quei tragici eventi che segnarono la vita dell’intera comunità aretina.

Crediti
 • Anonimo •
 • Eccidio a San Polo •
 • Ministero dei beni e delle attività culturali •
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