Legiferare sul proprio corpo
La dichiarazione dello stato di eccezione viene giustificata con l’emergenza epidemica. Allo stato attuale però non solo, evidentemente, non si può sapere se e quando finirà l’emergenza, ma anche qualora dovesse finire tutto fa pensare che la nozione di diritto potrebbe subire trasformazioni profonde. Mi riferisco al fatto che l’opinione pubblica, in questa crisi, ha totalmente accettato l’idea che si possa integralmente legiferare sul proprio corpo (il contatto, la distanza, gli spostamenti). Non sarebbe la prima volta che in Italia misure eccezionali siano poi diventate ordinarie, il nostro paese è sempre stato in questo senso un importante laboratorio mondiale, e temiamo che lo sia anche in questo momento. Sin dall’inizio dell’epidemia da coronavirus (tralasciando gli effetti clinici) i media e l’opinione pubblica hanno accolto i decreti evocando, semmai, misure ancora più drastiche come quelle adottate in Cina o in Corea del Sud. Numerosissime sono state le delazioni, ancora di più le denunce. Al contrario poche e isolate sono state le voci contro l’insalubrità degli spazi urbani o i tagli alla sanità pubblica, che sono la vera causa della carenza di posti. Ancora meno sono stati coloro che hanno attaccato il cuore stesso del problema: la distruzione ambientale e il modello delle magalopoli sovraffollate. Verso tali obiettivi si sarebbe potuta rivolgere la rabbia collettiva e misure poltiche altrettanto drastiche di quelle adottate, che forse avrebbero dato risultati più duraturi nel contrastare la crisi ecologica di cui le pandemie sono sintomo. Al contrario, la maggioranza dell’opinione pubblica (comprese molte forze critiche) ha finito per accodarsi all’isteria collettiva che ha portato ad accettare di buon grado il controllo biopolitico totale che veniva proposto come unica soluzione e che fa ricadere sul solo corpo sociale la lotta al virus. Una lotta che non manca di aspetti paradossali dal momento che combatte questa sola battaglia, evitando contesti ben più gravi come il collasso climatico o quello nucleare.

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