L’ego accusa Dio o la situazione economica
Nella prima fase molti ragazzi cercano con serietà un significato della vita che possa aiutarli a fronteggiare il caos che trovano dentro e fuori di sé.
Altri, invece, sono ancora inconsapevolmente guidati dal dinamismo degli schemi archetipi ereditari e istintivi. A questi giovani non interessa il senso più profondo della vita, perché le loro esperienze in materia di amore, di sport e lavoro contengono un significato che li soddisfa immediatamente. Non è che essi siano, di necessità, più superficiali; di solito si muovono, nella corrente della vita, con minori difficoltà e imbarazzi dei loro compagni dal carattere maggiormente introspettivo. Se viaggio in treno senza guardare fuori del finestrino, sono solo le fermate e le partenze e gli improvvisi mutamenti di direzione che mi fanno capire che sto muovendomi.
Il vero processo di individuazione, la presa consapevole di contatto con il proprio centro interiore (nucleo psichico) o sé, inizia generalmente con una lacerazione della personalità e con la sofferenza che ne consegue. Questo turbamento iniziale costituisce una sorta di «chiamata», sebbene non sempre ci si renda conto di ciò.
Al contrario, l’ego si sente colpito nella sua volontà o nei suoi desideri, e di solito proietta l’ostacolo nell’ambiente esterno. Cioè, l’ego accusa Dio o la situazione economica, o il coniuge, e accolla a essi la responsabilità di ciò che lo contrasta.
O può darsi che, se visto dall’esterno, il soggetto presenti un aspetto sereno, mentre, sotto la superficie, soffre di una noia mortale, che rende tutto vuoto e privo di senso.
Molti miti e racconti di fate descrivono simbolicamente questo grado iniziale del processo di individuazione, quando parlano di un re che si ammala o diviene vecchio. Altri schemi di storie familiari sono nel senso che una coppia regale è sterile; o che un mostro porta via dal regno tutte le donne, i bambini, i cavalli, in genere tutta la ricchezza; o che un demone impedisce all’esercito o alla nave del re di proseguire verso la meta; o che l’oscurità si estende sul regno, le fonti si seccano, gelo, inondazioni o siccità affliggono il paese.
Sembra così che il primo contatto con il sé proietti nel tempo un’ombra scura, o che l’«amico interiore» si manifesti, inizialmente, come un cacciatore che sorprenda, nel suo nido, l’ego, e lo impegni a una lotta disperata.
Nei miti si trova spesso che il potere magico, o il talismano, che possono porre rimedio alle sventure che affliggono il re, o il paese, si rivelano sempre elementi del tutto peculiari. In un racconto, a far recuperare la salute del re occorre un «merlo bianco», o «un pesce con un anello d’oro infilato nelle branchie». In un altro, il re vuole l’«acqua di vita», o «tre capelli d’oro della testa del diavolo», o la «treccia d’oro di una donna» (e in seguito, naturalmente, anche la proprietaria della treccia). Qualunque cosa sia, il rimedio capace di eliminare il male e l’angoscia è sempre qualche cosa di unico, di difficile da trovare.
È esattamente lo stesso per quanto riguarda la crisi iniziale della vita individuale.
Si cerca qualche cosa che è impossibile trovare, o di cui non si sa assolutamente niente.
In queste circostanze sono completamente inutili i consigli saggi e bene intenzionati – consigli volti a fare assumere al soggetto le proprie responsabilità, o a fargli prendere una vacanza, consigli di non lavorare troppo (o di lavorare di più), di cercare più (o meno) rapporti umani, di dedicarsi a un hobby. Niente di tutto ciò può essere, in genere, di aiuto.
Una sola cosa sembra veramente utile: volgersi direttamente, senza pregiudizi e con piena sincerità, verso l’oscurità che si approssima, e cercare di scoprirne il segreto e quello che pretende da noi.

Crediti
 • Carl Gustav Jung •
 • L'uomo e i suoi simboli •
  • Marie-Louise von Franz •
 • SchieleArt •   •  •

Similari
 ⋯ Le origini romantiche della psicoanalisi e l’obiezione di Nietzsche
177% ArticoliPsicologiaUmberto Galimberti
A differenza di tutti i popoli della terra, l’uomo occidentale un giorno ha detto Io. L’ha annunciato Platone e l’ha esplicitato Cartesio. La psicologia ha catturato questa parola e ne ha fatto il centro della soggettività, dispiegando una visione del mon⋯
 ⋯ Basi neurologiche della coscienza
91% ArticoliAutori VariNeuroscienze
Spesso non siamo consapevoli di quelle che sono le ragioni e le cause del nostro comportamento; più indaghiamo nei meandri della mente, più ci si accorge di quanto sia importante e potente il nostro inconscio. L’inconscio, come parte più intima di noi ste⋯
Tra neuroscienze, psicologia e letteratura, la nascita di unIl cervello raccontato
74% ArticoliNeuroscienzePaolo Pecere
Il rapporto tra l’attività cerebrale e l’identità di una persona è un tema attualissimo, che fin dalle sue prime formulazioni moderne ha messo in questione il ruolo della narrazione: come può collegarsi l’operare dei miliardi di neuroni che compongono il ⋯
 ⋯Il suono di onde in uno specchio d’acqua
67% Eugenio BorgnaPsicologia
Così David Sylvian tratta la Nostalgia ed io a malapena avevo l’età della Ragione, nel senso che avevo ragione solo IO: figuriamoci quella del Giudizio!. Se tanto mi dà tanto, prima si Ragiona, poi si è Pratici ed infine si Giudica, Kantianamente parlando⋯
 ⋯ Il successo della filosofia
67% ArticoliPsicologiaUmberto Galimberti
Ogni tanto mi viene il sospetto che la psicoterapia, la cura con la parola, sia nata perché la filosofia ha disertato se stessa e, da pratica di vita, è diventata il mestiere dell’insegnamento. Ora questo mestiere si sta esaurendo, eppure le iscrizioni de⋯
 ⋯ La porta della coscienza
66% ArticoliHenri BergsonPsicologia
Nell’uomo, la coscienza è soprattutto intelligenza: avrebbe dovuto, avrebbe potuto essere anche intuizione. Intuizione e intelligenza rappresentano due direzioni opposte dell’attività cosciente: la prima, procede nel senso stesso della vita; la seconda, in⋯