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Nella letteratura succede come nella vita: ovunque ci volgiamo, incontriamo subito la plebe incorreggibile dell’umanità, che si ritrova ovunque a legioni, riempie tutto, insudicia tutto, come le mosche d’estate. Di qui, nella letteratura, il numero incalcolabile di libri cattivi, questa erbaccia della letteratura che tutto invade, che toglie l’alimento al grano e lo soffoca. Essi, infatti, s’accaparrano tempo, denaro e attenzione del pubblico, cose che per diritto appartengono ai libri buoni, mentre quelli sono stati scritti soltanto con l’intenzione di intascare denaro. Essi, dunque, sono non soltanto inutili, ma del tutto dannosi. Nove decimi dell’intera nostra letteratura odierna non ha altro scopo che estorcere qualche tallero dalla tasca del pubblico: a questo fine fermamente congiurano l’autore, l’editore e il recensore.

Crediti
 • Arthur Schopenhauer •
 • Parerga e Paralipomena •
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