Giorgio de Chirico ⋯ Le chant d'amour
Oltre che essere una corrente filosofica, l’esistenzialismo ha ispirato anche le più diverse forme di cultura nel periodo compreso fra le due guerre mondiali ed oltre, fino agli anni del dopoguerra. Come fenomeno culturale più ampio ha influenzato la letteratura, l’arte, la psicologia, la stessa religione, sino a proporsi come concezione e stile di vita.
Nel complesso, l’esistenzialismo è contraddistinto da un’intensa sensibilità nei confronti della finitudine umana e delle condizioni che la caratterizzano: la nascita, la morte, la sofferenza, la lotta, il passare del tempo; in genere per tutti gli aspetti limitativi dell’esistenza dell’uomo.
Storicamente, sorge dall’esperienza di orrore e distruzioni derivante dai due terribili conflitti mondiali del Novecento. Ha parimenti concorso a formare la sensibilità esistenzialista la delusione nei confronti delle concezioni filosofico-culturali ottimistiche dell’Ottocento, in particolare l’idealismo e il positivismo.
In campo letterario lo spirito esistenzialista è rinvenibile nei romanzi di Dostojevskij, incentrati sul problema del peso e delle responsabilità dell’uomo rispetto alle scelte di vita, per quanto dolorose possano essere, nonché nelle opere di Kafka, ove è narrato il tema dell’insicurezza della vita e il senso di sconfitta dell’uomo di fronte ad una realtà che lo opprime, oppure è trattato, come in Pirandello, il problema della quotidiana banalità ma anche assurdità dell’esistere. Dopo la seconda guerra mondiale la letteratura esistenzialista trova espressione nell’opera di Simone de Beauvoir, sul tema dell’ambiguità del bene, e di Albert Camus, sul tema dell’insensatezza dell’esistenza umana, tormentata dalla contraddizione tra l’infinità delle aspirazioni e la finitezza delle possibilità.
Nella poesia si trovano espressi motivi esistenzialisti nell’ambito del decadentismo e dell’ermetismo (Ungaretti, Montale, Quasimodo, Saba, per citare autori italiani), con riguardo ai temi della solitudine, dell’illusione e precarietà del vivere, delle sofferenze della vita, delle condizioni limitate dell’essere umano.
La cultura esistenzialista si manifesta anche nel campo della moda, del costume, del cinema e della canzone, in termini espressivi di inquieti o malinconici stati d’animo oppure di protesta contro il conformismo e le false sicurezze.
Sul piano strettamente filosofico l’esistenzialismo ha il proprio percussore in Kierkegaard, e per taluni versi in Schopenhauer e Nietzsche, a motivo della rivalutazione dell’uomo singolo contro le filosofie di impostazione astratta. La filosofia esistenzialista si presenta, soprattutto in Germania, anche come sviluppo della fenomenologia, da cui eredita la tendenza a considerare con particolare attenzione il mondo della vita (Erlebnis) e dell’esistenza quotidiana. Ha i propri principali esponenti in Jaspers, in Marcel e, in parte, in Heidegger. Sartre è il più noto. In Italia aderiscono a tematiche esistenzialistiche Abbagnano, Paci e Pareyson. In Francia un’altra figura che si è mossa tra fenomenologia ed esistenzialismo è Merleau-Ponty. Ultimamente è stata rivalutata anche l’opera di Albert Camus.
Filosoficamente l’esistenzialismo si è espresso in varie forme: esistenzialismo ontologico, religioso, umanistico, ateo, negativo-nichilistico (la vanità e il nulla dell’esistenza). Nondimeno, al di la delle specifiche differenze di impostazione, sono in esso rintracciabili determinati tratti comuni:
1. la concezione dell’esistenza come modo di essere proprio dell’uomo segnata da caratteristiche peculiari e differenti da tutti gli altri enti del mondo, definiti semplice presenza (Heidegger);
2. la riflessione sul rapporto tra l’uomo e l’essere (il mondo); essere che per Sartre è la totalità dell’esperienza; per Heidegger lo sfondo, l’orizzonte, che lascia apparire gli enti illuminandoli; per Jaspers e Marcel un assoluto divino (la verità oltre il mondo fisico, la trascendenza, Dio);
3. il problema delle scelte e del progetto di vita cui l’uomo è chiamato, coinvolgendone la libertà e la responsabilità, peraltro nei limiti della natura finita della condizione umana;
4. gli stati di paura, di angoscia, di attesa, di nausea che incombono sull’uomo, posto davanti alla necessità di compiere scelte drammatiche.
Di conseguenza ben si comprende come l’esistenzialismo abbia preso posizione contro tutte quelle filosofie ottocentesche e novecentesche che:
1. misconoscono la finitezza dell’esistenza, identificando l’uomo con l’Assoluto;
2. non considerano l’individuo singolo per abbracciare invece una concezione impersonale e astratta di umanità (lo Spirito, la dialettica della storia);
3. trascurano la rilevanza delle situazioni limite dell’esistenza (nascita, morte, solitudine) e degli stati d’animo che le accompagnano (angoscia, paura, speranza);
4. negano l’iniziativa e la scelta individuali, ritenendo l’esistenza un fatto ricostruibile deterministicamente oppure un complesso di impulsi e strutture di cui l’uomo è soggetto passivo.
L’esistenzialismo è manifestazione della crisi dell’ottimismo romantico che, in nome della Ragione, dell’Assoluto, dell’Idea, dell’Umanità, del senso della storia, “fondava” valori stabili nella convinzione di un progresso sicuro e inarrestabile. Per gli esistenzialisti la realtà non si identifica con la razionalità; l’uomo è un essere finito, “gettato” nel mondo e continuamente colpito da situazioni assurde o quanto meno problematiche. Ed è proprio dell’uomo nella sua singolarità, e non dell’umanità in astratto, che l’esistenzialismo si interessa.
Concetto esistenzialistico fondante è l'”esistenza”, considerata come modalità costitutiva del soggetto che filosofa, che pensa: unico soggetto che filosofa è l’uomo, perciò l’esistenza è tipica dell’uomo in modo esclusivo. Egli è inoltre un modo di essere finito ed è “possibilità”, un poter-essere questo o quello, come tale incerto, insicuro. L’esistenza non è un’essenza, una cosa data per natura, una realtà predeterminata e non modificabile. Le cose e gli animali restano quel che sono, e in tal senso non sono esistenza ma semplice presenza. L’uomo invece, come esistenza, è progetto di vita, è decisione, tuttavia problematica, rischiosa, perché nel decidere si può sbagliare. L’uomo è slancio in avanti, ma slancio verso che cosa? Proprio qui cominciano a dividersi le varie correnti esistenzialiste a seconda delle risposte: verso il mondo, se stesso, la libertà, Dio, il nulla.

Crediti
 • Francesco Lorenzoni •
 • Pinterest • Giorgio de Chirico Le chant d'amour • 1914 •

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