L’Eternità mi chiamava
Singoli fenomeni, però, tuttavia scuotono quella conoscenza sopita, ed essa torna ad affiorare e a far trepidare. E allora torno vagamente a vederlo, il mare della mia infanzia, nelle sostanze fluorescenti – soprattutto nella luminescenza color mela verde del tubo di Crookes – o nell’odore delle alghe, annuso quel mare metafisico perfino in una boccetta di tintura di iodio, e sento la sua risacca nei ritmi alternanti delle fughe e dei preludi di Bach e nel rumore secco e sonoro della brace rivoltata. Ricordo le mie impressioni di bambino e non mi sbaglio: sulla riva del mare mi sentivo faccia a faccia con l’Eternità amata, solitaria, misteriosa e infinita dalla quale tutto scorre e alla quale tutto ritorna. L’Eternità mi chiamava, e io ero con Lei.

Crediti
 Pavel A. Florenskij
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