
Nel panorama variegato delle teorie libertarie, l’individualismo anarchico si distingue per la sua radicale intransigenza. Non cerca di rifondare la società su nuove basi collettive, non sogna utopie comunitarie dove la tirannia del singolo è sostituita dalla tirannia della maggioranza o del bene comune. Al contrario, l’individualista anarchico parte dal presupposto che ogni forma di aggregazione sociale tende inevitabilmente a schiacciare l’unicità dell’individuo. Per questo motivo, il suo percorso non è politico nel senso tradizionale del termine, ma esistenziale. È un cammino solitario di liberazione interiore ed esteriore, una guerra privata contro tutte le astrazioni — Dio, Stato, Patria, Famiglia, Dovere — che pretendono di esigere sacrifici dalla persona reale. Armand, con la sua prosa lucida e tagliente, non offre un programma di partito, ma un manuale di sopravvivenza per chi si sente straniero in patria. Egli smonta pezzo per pezzo la retorica della solidarietà obbligatoria, mostrando come spesso essa nasconda nuove catene. L’anarchico, nella visione di Armand, non è colui che lancia bombe per instaurare il paradiso in terra, ma colui che vive qui e ora secondo le proprie regole, creando oasi di libertà personale nel deserto del conformismo.
Essere un anarchico significa rifiutare l’autorità e rigettarne il corollario economico: lo sfruttamento, e rigettarlo in ogni dominio dell’attività umana. L’anarchico desidera vivere senza dei o padroni; senza padroni o direttori; a-legale, senza leggi e senza pregiudici, amorale, senza obblighi e senza moralità collettiva. Egli vuole vivere liberamente, vivere la sua propria idea di vita. Nell’intimo del suo cuore, egli è sempre asociale, insubordinato, un estraneo, marginale, un’eccezione, un disadattato. E obbligato in quanto vive in una società la cui costituzione risulta ripugnante al suo temperamento, egli vi abita come fosse straniero. Se fa delle inevitabili concessioni al suo ambiente, sempre con l’intenzione di riprendersele, al fine di evitare di rischiare o sacrificare stupidamente o inutilmente la sua vita, è perché considera queste concessioni come armi di difesa personale nella lotta per l’esistenza. L’anarchico desidera vivere la sua vita, il più possibile, moralmente, intellettualmente, ed economicamente, senza coinvolgersi con il resto del mondo, sfruttatori o sfruttati, senza voler dominare o sfruttare gli altri, ma pronto a rispondere con tutti i mezzi contro chi volesse interferire con la sua vita o impedirgli di esprimere il suo discorso con la penna o con la parola.
Questa posizione di straniero in patria non implica un isolamento misantropico, bensì una selezione rigorosa delle proprie relazioni. L’individualista anarchico pratica il principio della libera associazione, basata sulla reciprocità e sull’affinità elettiva. Se collabora con altri, lo fa per un interesse comune, per un piacere condiviso, e solo finché questo interesse e questo piacere persistono. Il contratto che stipula con i suoi compagni è sempre revocabile, mai eterno. Non crede nel sacrificio, che considera una perversione morale, ma nello scambio egualitario. In amore, come nell’amicizia, rifiuta la proprietà e la gelosia, rivendicando la libertà sessuale e sentimentale (il famoso amore libero o cameratismo amoroso teorizzato da Armand) come estensione naturale della sovranità individuale. Tuttavia, egli sa bene che il mondo circostante non è pronto per questa visione. La società, con le sue leggi e i suoi gendarmi, è una realtà ostile con cui bisogna fare i conti. Per questo l’anarchico adotta la tattica della dissimulazione o della resistenza passiva quando lo scontro frontale porterebbe solo alla sua distruzione inutile. Non cerca il martirio, perché il martirio è un atto di fede verso una causa esterna, mentre l’unica causa dell’individualista è se stesso. Egli usa le risorse della società quando gli conviene, aggira le sue regole quando può, si difende quando deve. La sua etica è un’etica della resistenza e della gioia di vivere, contrapposta all’etica del dovere e della rinuncia. In definitiva, l’individualismo anarchico è un invito a prendere in mano la propria vita senza aspettare rivoluzioni future, a costruire la propria felicità con i materiali a disposizione, rifiutando di essere sia carnefice che vittima, sia padrone che schiavo, in un mondo che sembra non conoscere altre alternative.
A-legale: Condizione di chi non riconosce validità etica o ontologica alle leggi dello Stato, osservandole solo per necessità tattica ma vivendo interiormente al di fuori della loro giurisdizione.
Amorale: Rifiuto di ogni sistema di valori universali o precostituiti (Morale con la M maiuscola) a favore di un’etica soggettiva basata sul piacere, sulla ragione individuale e sulla reciprocità contrattuale.
Cameratismo amoroso: Teoria di Armand che propone relazioni affettive e sessuali basate sulla libertà assoluta dei partner, escludendo la proprietà reciproca, la gelosia e il vincolo legale o religioso del matrimonio.
Libera associazione: Forma di collaborazione tra individui che si uniscono volontariamente per uno scopo specifico, senza che tale unione diventi un’istituzione o limiti la sovranità dei singoli componenti.
Straniero in patria: Metafora che descrive la condizione dell’individualista che, pur vivendo fisicamente all’interno della società, non ne condivide i valori, la lingua morale o gli obiettivi, agendo come un osservatore esterno e insubordinato.
Iniziazione individualista anarchica
Capitolo/Sezione: Introduzione / Definizione dell'anarchico.
Pubblicazione in Italia: Settembre 1978
SchieleArt • •
Non si può convincere nessuno a rinunciare all'egoismo ⋯
L'educazione può cambiare la scelta dei mezzi, ma non gli obiettivi finali. Questi sono stabiliti per ciascuno dalla propria volontà, in conformità alla propria originaria natura. Ad un egoista si può mostrare che, rinunciando ad alcuni piccoli vantaggi, potrebbe ottenere vantaggi maggiori. Al malvagio si può mostrare che, nel procurare sofferenze ad altri, potrebbe causare maggiori sofferenze a sé stesso. Tuttavia non si può convincere nessuno a rinunciare all'egoismo e alla malvagità, esattamente come non si può convincere il gatto a rinunciare al suo istinto di cacciare il topo
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Sono momenti in cui il fuori sembra rispondere all'improvviso all'intimazione che gli lanciamo dal dentro, in cui il mondo esterno si apre perché tra lui e il nostro cuore si stabilisca una subitanea comunicazione. Ho alcuni ricordi di questo genere nella mia vita e tutti si collegano ad eventi apparentemente futili e, se vogliamo, gratuiti.
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È certamente stolto pretendere da altri ciò che nessuno può ottenere da se stesso, di essere attento, appunto, più agli altri che a sé, di non essere avaro, né invidioso, né ambizioso ecc., soprattutto per chi sia ogni giorno esposto alle fortissime spinte di tutte le passioni.
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Emile Armand L'anarchismo individualista
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L’iniziazione individualista anarchica di Émile Armand
In questo testo fondamentale, Armand delinea le basi della filosofia individualista, distinguendola nettamente dall’anarchismo sociale. L’autore teorizza la vita non-mediata, dove l’individuo si riappropria del proprio corpo e della propria mente attraverso il rifiuto del lavoro salariato, della morale sessuale tradizionale e dello Stato. È un manuale per il cammino solitario verso l’autonomia, basato sul cameratismo elettivo invece che sulla solidarietà obbligatoria.
Il diritto all’ozio di Paul Lafargue
Sebbene scritto da una prospettiva marxista eterodossa, questo saggio risuona con l’individualismo anarchico nella sua critica feroce alla religione del lavoro. Lafargue denuncia come la morale del dovere e della fatica sia uno strumento di asservimento. Per l’individualista, il rifiuto di sacrificare il proprio tempo per la produzione capitalistica è il primo passo per trasformare l’esistenza in un’opera di godimento e libertà personale.
L’etica di Baruch Spinoza
L’individualismo di Armand ha radici profonde nel desiderio di aumentare la propria potenza di agire. Spinoza esplora come le passioni tristi (odio, paura, rimorso) e le superstizioni religiose tengano l’uomo in catene. L’anarchico, liberandosi dai pregiudizi e dalle leggi collettive, cerca di vivere secondo ragione e gioia, diventando causa delle proprie azioni e rifiutando di essere manipolato da forze esterne, proprio come il Saggio spinoziano.

























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