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Un aneddoto per arrivare a capire cosa sono oggi i partiti politici nell’Europa della governance.
Lavoravo in una fabbrica per il trattamento metallurgico di ceneri aurifere e tra gli operai, tutti brutti e raccomandati, regnava il nepotismo quindi i lavori di più fatica venivano distribuiti dai soliti crumiri, dalla lingua lustra, agli operai albanesi o rumeni perché sapevano che più di tre mesi non duravano per la fatica e la tossicità del posto di lavoro, giacché le norme per la sicurezza erano ritenute di poco conto. Va bene che erano tutti di destra: dai soci fino al penultimo operaio – l’ultimo ero io – si era compiuto il miracolo del capitalismo; tutti amavano la bella catena d’oro che gli legava al collo ed erano disposti anche a far diventare orfani i loro figli pur di far arricchire chi dava a loro la spicciola ricompensa; addobbarsi di oro, come un albero di natale, era segno di rango e lealtà, ma non tenevano conto che molto probabilmente i loro nipoti non avrebbero camminati scalzi nelle campagne intorno alla fabbrica che fu successivamente commissariata per la sua tossicità al boro. Ma questo no era il punto, era solo una descrizione del paradosso del benessere viziato da vincoli di omertà che contamina l’anima. L’ultimo dei moicani, scusate degli operai, vedendo tanto disguido ad opera degli incapaci – che pensavano più agli ulivi che alla fusione, più all’uvva che ai filtri – presuntivamente perdeva, ogni mese che prendeva la busta paga, parte della sua dignità giacché si era retribuiti per non fare, o meglio, fare quanto bastava per fare durare il lavoro il più possibile, anche se si era assunti a tempo indeterminato; ma in realtà ogni mese, all’ultimo degli esclusi, aumentava l’indignazione che toglieva la voce e spegneva il cervello a qualunque dialogo, procurando la perdita del diritto di essere normale. Ero stupito che in una fabbrica del genere, in un’industria metallurgica, nel grande ducato della Toscana, non ci fosse un ente che frenasse la voracità di questi impresari senza scrupoli: primo contribuente della località, forse perché ha contribuito a creare campi di calcio e da tennis alla vista della larga, grossa e spessa finestra polarizzata del consiglio di amministrazione, naturalmente antiproiettile. Ogni mattina, un secondo dopo di aver timbrato il cartellino e prima di dare il passo successivo, si veniva automaticamente spogliati di tutta l’umanità che potrebbe essere contenuta in ogni singolo operaio, la gloriosa democrazia neoliberale si trasformava in un apparato dittatoriale e a regime continuato dove le garanzie per identificarsi come essere umano venivano escluse, come anche ogni dialogo o interlocuzione fuori dall’ambito prettamente produttivo. Si doveva seguire solo ordini ed effettuare i lavori senza pensarci troppo: se, per esempio, si doveva buttare via acque non trattate, bastava neutralizzare la sua basicità, magari con qualche goccio di cloridrico fino ad ottenere il valore neutro del PH e guai se la dose era superiore altrimenti si doveva correggere aggiungendo della soda caustica per abbassare l’acidità; e a tutto questo non era possibile fare domande ma fuori dal bunker cominciai a fare interrogazioni al WWF che ben volentieri mi ascoltarono preterintenzionalmente come un nuovo loro ‘fan’, con tanto di adesione alla loro campagna con delle quote minime fino ad arrivare a essere trattato con più attenzione se la propria quota era sostanzialmente generosa e, per dire la verità, quello che chiedevo, o a questo punto notificavo, era il loro sostegno per l’ambiente. Mi ricordo che quella estate sono stati versati il contenuto diversi camion di ossigeno criogenico per dare vitalità a quel fiume che inspiegabilmente, forse per il caldo, il livello di ossigeno era arrivato ai minimi storici e cominciavano a comparire, dopo il galleggiamento di grossi pesci morti, diverse alghe e muffe maleodoranti al passaggio degli innocenti e stupiti turisti che avrebbero preferito una bella selfie sopra un fiume grondante di vivacità e non sopra una pezza mezza morta che scorre lenta e copiosa trascinando gli escrementi della sua propria melma. Se tutto questo sorgeva solo da un unico problema, possiamo immaginare quanta passione melodrammatica c’era per gli altri innumerevoli problemi che quotidianamente la fabbrica astutamente riusciva ad aggirare come il buon affare riesce a consigliare. Tentai, mi ricordo, di esporre il caso alla ASL e il direttore della fabbrica fu tempestivamente notificato da questi attori che non pensavo fossero le spie degli imprenditori maldestri. Al secondo colloquio mi presentarono le diverse planimetrie per delle imminenti opere di riqualificazione: ho capito che c’era poco da fare e per ricevere quel grammo d’oro di stipendio e pagarmi l’autovettura per recarmi da loro e regalargli il mio tempo, oltre a danneggiarmi il corpo, dovevo percorrere un’altra strada. La personale lotta per non soccombere era già in atto: si trattava solo di dare coraggio alla gente che non ne voleva sapere; le teorie sociali erano ascoltate come quando si vede un telefilm; le rivendicazioni salariali erano fuori luogo perché tra gli ottimi trattamenti, c’era sempre abbondantemente l’extra e maggiore era se lo splendore della lingua rispecchiava la voce del tiranno. Io pensavo invece che nel gran ducato di Toscana era inammissibile l’esistenza di una importante fabbrica senza una rappresentanza sindacale: elementi molto odiati dagli untori e dagli unti a dovere. Impossibile sabotare l’ingranaggio di una macchina così perfettamente oliata che sembrava il paradiso in terra dove tutti si volevano bene e i venerdì spesso si andava a far baldoria con delle cene in qualche malcapitata trattoria dove il principe era solo il San Giovese; d’estate si preferiva il mare e Punta Ala era il sogno inconfessato dei traditori arrampicaiuoli del vetro dell’imfamia; erano pochi i sogni ma tutti confusi, volevano essere anche loro dei capitalisti. Cominciai a frequentare il sindacato, la FIOM, grandi personaggi, illustri che hanno segnato parte della storia per quanto riguarda le rivendicazioni del proletariato; ero animato per la futura pace alle mie ansie quando ero circondato dalle alte mura a circuito chiuso del comprensorio dei capannoni della fabbrica e sottoposto ai rigori o al dettato da un altro contro-lavoratore, pagato per tenere la frusta, e, se la sua donna non gliel’aveva data la sera prima poteva diventare cinicamente vigliacco, queste erano le sue spontanee affermazioni. Il sindacato era di sinistra e fino ad allora non avevo ancora avuto il piacere di incontrare quel mitico compagno di sinistra della Toscana Saudita, giacché il neoliberismo rampante, coadiuvato da un fantastico primo ministro trombone, assicurava a tutti i patrizi italiani che i ristoranti, in tutta la penisola, era strapiena di gente in attesa di essere servita. Questa visione osservata dal primo ministro mi sembrava catastrofica: i falsi positivi cominciavano ad emergere nella politica come quelli che si sono laureati nelle fabbriche; per le morti bianche si leggeva sempre lo stesso epitaffio che non donava neanche l’aria del respiro al povero defunto caduto all’ombra della gente di buona volontà, con presunta o velata insofferenza. Sono stati molto attenti i superdotati commissari di sinistra da una visione non limitante così come lo era stampata nei visi degli operai senza rappresentanza e la mia frequentazione nella parte della loro opposizione era palese, che scoperta fui rapidamente premiato a fare i lavori più logoranti, guardato a vista e ascoltato ad orecchio; anche il fine di settimana ero reperibile e guai se non si era disponibile a fare qualunque cavolata che sigilla Il compromesso. L’omertà non si vedeva come i pesci non vedono l’acqua, ma c’era e lo facevo notare a tutti gli operai svenduti allo sterco ma per loro era solo una forma di scazzare la minchia perché avevano il privilegio di avere sempre la bottiglia d’acqua fresca e a volontà. Dopo diverse riunioni si stabilì un incontro con il sindacato, per parlare appunto di sicurezza e quant’altro serviva agli operai. Solo che questi si offendevano se venivano chiamati operai: si sentivano più soci che dipendenti e quel luogo era fatto alla loro perfetta immagine e misura: mai nessuno in trent’anni di attività di quella fabbrica ha avuto il bisogno di interpellare un estraneo alla fabbrica per garantire migliori condizioni di lavoro; tanto la risposta era sempre la solita “Se non ti piace, lì c’è il cancello e cavati dalle palle”. Quando hanno visto avverare le mie azioni, il giorno del fatidico incontro, il tiranno-sauro emesse l’obbligo a tutti gli operai di iscriversi al sindacato per evitare ulteriori beghe come quelle che ha portato quell’imbecille di sudamericano: quasi tutti si scrissero, tranne gli autentici fascisti e gli immancabili caporeparto; poi si scelsero, tra loro, chi li doveva rappresentare e capì in quel momento l’inutilità della mia esposizione alla lotta davanti a una massa d’imbecilli. Sisifo si scansò e fece rotolare il grosso sasso finendo sopra di me – dovevo mettermi da parte. Non era cambiato niente, la voce infame di prima diventò maiuscula e questa volta gattopardescamente sindacalizzata. La fabbrica divenne, sotto questo aspetto, a norma e la fasulla rappresentanza sindacale continuò a riferire che tutto andava bene, mentre contemporaneamente nelle vicinanze il contadino che seminò il pomodoro raccoglieva una melanzana, o qualcosa di simile.
Ecco, questo becero racconto potrebbe non rappresentare il vero, forse si tratta di una semplice interpretazione di una realtà vista senza gli occhiali dell’omertà, e così lo è oggi con i partiti politici che basta fare il numero per ottenere il finanziamento dalla benevole governance elargita dai favolosi banksters e non importa se sei di sinistra o di destra, saranno sempre loro a decidere come fare adeguatamente le cose. Sovente troviamo gente di merda nei poli dei partiti, cresciuti all’ombra di un’inesistente destra o sinistra mentre si cova i sogni di potere fatta con la solita pisciata da cane.

PS: spero che non se la prendano a male i veri compagni della vera sinistra e abbiano colto il mio sarcasmo con intelligenza; esistono anche qui dei mitologici compagni di sinistra – e non pochi – e spesso non fanno lobbi-politica ma danno l’esempio della saggia politica in un intorno decrepito da borghesi decaduti.

Crediti
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