Un quadro non deve raffigurare nulla e non deve raccontare nulla. È la base. Se volete raccontare qualcosa bisogna che vi esercitiate nelle discipline narrative. Un quadro non ha nulla a che fare con un racconto, non è un racconto. Allo stesso tempo, esistono le narrazioni e le raffigurazioni; sono dati già prima che il pittore abbia cominciato a dipingere. Sono lí, sulla tela.
Esiste un certo numero di quadri che potrebbero essere molto belli e di cui sappiamo già che non sono dei grandi quadri proprio perché non potete impedire a voi stessi di chiedervi: ma che cos’ è successo? Non solo: che cosa rappresenta? Ma anche: che cos’è successo? Per esempio, quella di Greuze è una pittura narrativa. C’è un quadro molto bello di non so piú quale olandese che rappresenta un padre che rimprovera sua figlia. La figlia è vista di spalle, con una spalla inclinata. Non si può vedere questo quadro – non si devono comunque tendere delle trappole a questo punto – senza domandarsi: qual è l’espressione della figlia? Non va bene. Può essere molto ben fatto, formidabile, ma non si tratta di grande pittura. E davvero un quadro inseparabile da una narrazione. Non funziona. Ciò che m’infastidisce terribilmente in un pittore contemporaneo, che è comunque molto bravo, come Balthus è che si ha costantemente l’impressione che l’immagine sia presa, prelevata, da qualcosa che accade. C’è una storia lí. Capisco che quelli che adorano Balthus possano forse reputare odioso quel che vi dico. E allora elimino, cancello quest’esempio cosí infelice.
La porta che imprigiona la tristezza ⋯
Non serve a niente una porta chiusa: la tristezza non può uscire e l'allegria non può entrare.
Luis Sepúlveda Patagonia Express
Narrativa di viaggio, Letteratura cilena, Romanzo
Due visioni opposte della mente ⋯
L'ilemorfismo aristotelico vede l'anima come forma del corpo, un principio organizzativo interno, mentre il comportamentismo si focalizza sul comportamento osservabile, trattando la mente come una 'scatola nera' e negando rilevanza scientifica agli stati interni.
William Jaworski Philosophy of Mind: A Comprehensive Introduction
Filosofia della mente, Comportamentismo, Ilemorfismo
Il messaggio dell'altro ci arriva invertito ⋯
La struttura della parola è che il soggetto riceve il suo messaggio dall'altro in forma inversa. La verità è l'errore che fugge nell'inganno ed è raggiunto dal fraintendimento.
Jacques Lacan Scritti
Psicoanalisi lacaniana, Teoria del linguaggio, Saggio di psicoanalisi
Trasfigurazione del terribile ⋯
L'arte è la maga che viene per salvare e per guarire, trasformando il ribrezzo per la terribilità dell'esistenza in rappresentazioni sublimi che consentono di vivere.
Friedrich Nietzsche La nascita della tragedia
Filosofia, Estetica
La cautela nella scelta dei legami ⋯
Gli attaccamenti sono una faccenda molto seria. Scegli con cautela i tuoi attaccamenti. Scegli il tuo tempio di fanatismo con grande cura. Quello che vuoi cantare come amore tragico è un attaccamento scelto male. Morire per una persona? Questa è follia. Le persone cambiano, partono, muoiono, si ammalano. Ti lasciano, mentono, si arrabbiano, si ammalano, ti tradiscono, muoiono. La tua nazione ti sopravvive. Una causa ti sopravvive.
David Foster Wallace Infinite Jest
Letteratura postmoderna, Romanzo, Filosofia
Base: Principio teorico fondamentale secondo cui l’arte pittorica autentica deve rifiutare categoricamente ogni intento di rappresentazione figurativa o di racconto aneddotico.
Discipline narrative: Pratiche espressive esterne alla pittura, come la letteratura, specificamente strutturate per sviluppare racconti e descrivere avvenimenti attraverso il tempo.
Grande pittura: Arte visiva superiore che si distacca completamente dalla narrazione per concentrarsi esclusivamente sulla pura forza plastica e formale dell’opera.
Narrazioni: Elementi precostituiti che rischiano di contaminare la tela, distraendo lo spettatore dal valore estetico puro per indirizzarlo verso un racconto.
Pittura narrativa: Stile figurativo subordinato al racconto di un evento, giudicato inferiore poiché costringe l’osservatore a chiedersi che cosa stia accadendo.
Raffigurazioni: Immagini e stereotipi visivi preesistenti che occupano la tela ancor prima del lavoro del pittore, ostacolando la vera creazione artistica.
Contro l’interpretazione di Susan Sontag
In questo saggio iconico, Sontag attacca la tendenza della critica moderna a privilegiare l’interpretazione e la ricerca del contenuto (la storia) a discapito dell’esperienza sensoriale dell’opera. Sostiene che l’interpretazione addomestica l’arte e propone al suo posto una erotica dell’arte, un’attenzione alla forma e alla superficie. Questo approccio si sposa perfettamente con l’idea del testo che la grande pittura non debba raccontare nulla, ma semplicemente essere, liberandosi dal peso della narrazione che la soffoca.
Il visibile e l’invisibile di Maurice Merleau-Ponty
Il filosofo esplora la pittura non come una riproduzione di oggetti, ma come un’interrogazione del mondo visibile. Il pittore, attraverso il suo corpo, fa emergere la carne del mondo, l’essenza stessa della visione. Per Merleau-Ponty, un quadro non racconta una mela, ma ne fa emergere la melescità. Questa concezione supera la narrazione e si concentra sul fatto pittorico puro, esattamente come descritto nel testo, dove la storia è un cliché che impedisce di vedere.
La camera chiara di Roland Barthes
Barthes, analizzando la fotografia, distingue tra studium e punctum. Lo studium è l’aspetto culturale, narrativo e comprensibile di un’immagine, ciò che ci permette di dire questo quadro rappresenta un padre che sgrida la figlia. Il punctum, invece, è il dettaglio che ci punge, che sfugge alla narrazione e ci colpisce a livello puramente affettivo. La grande pittura, secondo la logica del testo, è quella che si libera dello studium per privilegiare un’esperienza più vicina a quella del punctum.
Le argomentazioni di supporto evidenziano come l’insorgere di interrogativi di stampo narrativo nell’osservatore (ad esempio, il chiedersi ‘cosa sia successo’) mini alla base lo statuto qualitativo dell’opera d’arte visiva.
La premessa teorica riconosce che le narrazioni e i cliché figurativi preesistono all’atto stesso del dipingere, gravando sulla tela come dati già dati che il pittore deve saper neutralizzare.
La conclusione decreta l’inevitabile fallimento estetico di quelle esperienze pittoriche (dai maestri del passato fino ad autori contemporanei) che restano inseparabili da una trama o da un’istantanea narrativa, sebbene l’autore scelga ironicamente di ritirare l’esempio più esplicito per non indisporre gli ammiratori.
L’avvio è categorico e assiomatico, teso a perimetrare lo statuto ontologico del quadro puro rispetto alle discipline letterarie.
La transizione verso la parte centrale avviene attraverso l’esame psicologico delle reazioni dello spettatore di fronte alla pittura aneddotica.
Il flusso si sviluppa poi per accumulazione di casi storici e personali: muove dall’antico (l’accenno alla pittura olandese e a Greuze) per giungere alla contemporaneità (Balthus), terminando con una mossa retorica di auto-cancellazione ironica che chiude l’allocuzione lasciando aperta la provocazione concettuale.
- Assioma fondamentale: separazione categoriale tra pittura ed esercizio narrativo o illustrativo.
- La preesistenza dei dati: la tela come spazio già ingombrato da narrazioni e raffigurazioni prima del gesto pittorico.
- Il sintomo del limite estetico: l’interrogativo dello spettatore sul senso degli eventi descritti come spia di una pittura non eccelsa.
- Esemplificazione storica e critica: l’insufficienza della pittura narrativa attraverso Greuze, il Seicento olandese e il caso contemporaneo di Balthus.
- Chiusura ironica: ritrattazione formale dell’esempio contemporaneo per evitare il conflitto con i cultori dell’autore citato.
A livello implicito, il testo svela una concezione della pittura come atto di purificazione dello sguardo: il pittore non deve aggiungere immagini al mondo, ma sottrarre la tela ai condizionamenti della realtà già codificata.
La metafora latente della tela come spazio in cui le narrazioni ‘sono lí, prima che il pittore abbia cominciato’ suggerisce che la tela non sia mai bianca, bensì ingombrata da cliché culturali. La spalla inclinata della figlia nel quadro olandese assume il valore simbolico di una trappola figurativa che devia la percezione dall’intensità plastica dell’opera alla curiosità pettegola del dramma borghese.
Il lessico orbita attorno a una dicotomia netta: i termini della svalutazione critica legati alla temporalità del racconto (pittura narrativa, che cos’è successo, immagine prelevata, trappole) si contrappongono ai termini della stabilità formale della ‘grande pittura’ (la base, non raffigurare nulla, non funziona). L’espressione ‘immagine prelevata da qualcosa che accade’ connota ideologicamente una condanna della subordinazione della pittura al modello fotografico o cinematografico.
- Autonomia dell’opera d’arte: l’indipendenza della pittura da qualsiasi fine estrinseco, didascalico o romanzesco.
- La tela come spazio pre-popolato: la lotta del pittore contro i cliché visivi e i dati figurativi che preesistono all’atto creativo.
- La ricezione estetica pura: il rifiuto di uno sguardo voyeuristico che cerca nell’immagine il riflesso di un’azione psicologica.
- La critica dell’istantanea: il fastidio verso l’effetto di sospensione temporale in cui l’opera appare come il frammento di una cronaca interrotta.
Inoltre, si dà per scontato che lo spettatore ideale debba accostarsi al quadro spogliato da qualunque curiosità narrativa o psicologica, identificando il valore della ‘grande pittura’ unicamente nella sua presenza formale, a scapito dell’efficacia emotiva o comunicativa del soggetto rappresentato.
Tuttavia, sul piano critico l’argomentazione mostra i tratti di una fallacia di petizione di principio: si decreta che Greuze o Balthus non fanno ‘grande pittura’ assumendo come premessa indiscutibile una definizione di pittura che esclude, per l’appunto, l’elemento narrativo. La mossa finale di cancellare l’esempio di Balthus, pur presentandosi come un’ironica concessione diplomatica, si traduce in una strategia retorica per ribadire la validità del giudizio senza doverlo difendere da obiezioni di merito.
Il testo si iscrive nel lungo dibattito estetico sul ‘Laocoonte’ di Lessing relativo ai confini tra pittura e poesia, riattualizzato nel Novecento dal formalismo critico (Clement Greenberg) e dalle poetiche dell’astrazione. I riferimenti citati coprono la reazione anti-accademica contro la pittura di genere del Settecento (Jean-Baptiste Greuze), il realismo psicologico della pittura d’interni olandese del Seicento e il realismo enigmatico, denso di sospensione erotica e narrativa, di Balthus.
Glossario dei termini tecnici:
- Discipline narrative: L’insieme delle arti temporali (letteratura, teatro, cinema) il cui fine primario è la strutturazione di una dieresi o lo svolgimento di un’azione.
- Pittura narrativa: Pratica pittorica subordinata all’illustrazione di un aneddoto, di un mito o di una scena di genere, in cui il valore formale è asservito alla comprensione di una storia.
- Dati preesistenti (Cliché): L’insieme delle immagini, delle convenzioni figurative e delle aspettative narrative che ingombrano virtualmente la mente dell’artista e la tela prima che l’atto pittorico abbia inizio.

























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