Egon Schiele ⋯
Dentro, gli si accelerava la fuga. Non stava fuggendo eppure fuggiva, incapace di individuare da chi scappava, se da se stesso o da lei. Attribuiva quella fuga, che paradossalmente era inseguire il sentimento, al fatto che erano accadute troppe cose in un tempo troppo breve. Non riusciva a farcele stare tutte, l’esperienza traboccava, confondendo ogni giudizio. Aveva, dal giorno della loro separazione, nutrito la segreta speranza che attraverso l’amore si fossero vicendevolmente destinati a un futuro; non aveva previsto che il futuro gli esplodesse in faccia, mandando in frantumi tutto quello che doveva pensare, decidere, fare. Era una tremenda responsabilità: rubare la moglie a un altro, lo squallido subbuglio di un divorzio, il doversi adattare a lei, a tutte le sue abitudini e impedimenti, accordare al suo schiamazzo la propria vita silenziosa di scapolo, i bisogni, le aspirazioni, i progetti, che, se anche distrutti e sostituiti più di una volta, restavano sostanzialmente quelli che erano stati, solo che la loro realizzazione si andava allontanando dal suo naso a ogni passo che muoveva. Era come dilaniato dall’intensa pressione degli eventi, dalle troppe possibilità nuove: dove le avrebbe messe tutte? Temeva che il suo destino fosse stato deciso a sua insaputa, dal caso, da lei, non da lui. Lei annunciava i tempi della corsa e lui si trovava a regolarci sopra il suo ritmo di gara. Aveva seri dubbi, se avesse riattaccato con lei, di poter restare il vero padrone del proprio destino; aveva già perso – cosa terribile – la libertà di sentirsi libero.

Crediti
 • Bernard Malamud •
 • Una nuova vita •
 • SchieleArt •   •  •

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