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Quando ho conosciuto in prima persona Valéry – s’intende tramite questo libro: L’idea fissa – di Valéry sapevo solo del suo mito, della sua instancabile curiosità e del suo immenso spettro di conoscenza o, come lo chiamava lui con uno dei suoi tanti neologismi che compaiono in questo esaltante dialogo, del suo vasto Implesso di possibilità. L’Implesso è l’universo mentale dell’Io, un universo di probabilità e soluzioni, fatto di errori, correzioni e verità, di azioni coscienti e incoscienti, cioè il “maggior numero possibile di connessioni e di associazioni…”; è qualcosa di connaturato all’uomo e inseparabile dalla sua carne, così come dal suo spirito; è onnicomprensivo di tutto e non fa distinzioni tra mente e corpo, tra sogno e realtà; è, come direbbe ancora l’autore con un altro neologismo, Onnivalente. La difficoltà di questo Implesso sta nell’esprimerlo, perché esso trascende il linguaggio: che è soltanto uno stratagemma cognitivo incapace di esprimere e comprendere a parole l’interezza e l’incertezza del pensiero e di quel mondo che gli gravita attorno. “Il fatto è che la conoscenza che abbiamo di noi stessi è miserevole. Possiamo a mala pena prevederci…“. Ma non per questo smettiamo mai di indagarci.

Il bisogno matematico
C’è della follia in questo voler conoscer tutto a tutti i costi sapendo di non conoscer proprio niente. Folle è anche il bisogno matematico di ricondurre tutto alla logica pur essendo il tutto spesso illogico e incapace di spiegazioni. Tuttavia Valéry raccoglie questa sfida. Cominciando da un’Idea egli si perde nei meandri del pensiero attraverso un botta e risposta tra l’io narrante e un medico dalla faccia conosciuta; una scena che si svolge nell’arco di qualche ora sullo sfondo di un mare sempre presente. L’artificio letterario del dialogo che non ha sequenze e tempi, ma segue solamente le menti colte e scostanti dei due attori; un saltare di qua e di là, da un argomento all’altro, con ironia, rimandi, analogie, assonanze e associazioni. Partendo e sempre ritornando a quella che si osava chiamare un’idea fissa. Un’idea che invece si dimostra inevitabilmente fluida, poiché può essere fisso (ammesso che qualcosa possa esserlo) ciò che non è idea. Un’idea è un cambiamento, o piuttosto un tipo di cambiamento, e anzi il tipo di cambiamento più discontinuo… Valéry qui è una riflessione continua, un piacere da leggere e un obbligo da rileggere, perché a volte si sfugge alla sua mente e bisogna rincorrerlo per frasi o interi brani, ma quando è raggiunto, ci si sente migliori, come quando una cosa la si capisce per davvero; è un pozzo di scienza da cui si può attingere sempre, per risolvere o domandare. È un dubbio costante, ed è assurdo.

E come distruggere l’assurdo, che noi vezzeggiamo e coltiviamo quando ci è caro?

Crediti
 • Paul Valéry •
 • L'idea fissa •
  • Recensione di Alessandro Casile •
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