L'identità è piuttosto qualcosa da sciogliere
È più importante ciò che gli altri pensano di noi o ciò che siamo? E ciò che siamo non è sempre e soltanto pensiero, anche se nostro?

Questo movimento all’interno del nostro cervello che chiamiamo pensiero, dividendosi acquista un Io narrante, e si dipana così, una storia in parte, quella parte che gli riesce di cogliere, e che proviene da sensazioni, impressioni, che si fanno immagini, parole, e il tutto finisce per confluire, in quella che, alla resa dei conti, chiamiamo identità: chi sono? Io! Anche se ciò che ne esce è sempre non un chi, ma un qualcosa: un insieme di circuiti, d’inneschi, un misto di azioni e reazioni, in una soluzione di continuità. E in questo guazzabuglio, l’io cerca di assemblare e tenere insieme il tutto, per poter dare una forma psicologica – un’identità – come la stessa natura ha fatto, per questo corpo che si ritrova. Il corpo come entità ci sta, e richiama un io che è questo corpo, ma c’è altro, deve esserci altro per un Io che racconta storie, per questo pensiero che se si ferma è perduto, e che invece proprio perdendo questo movimento, quest’essere parte e in parte, si ritroverebbe intatto. Ecco che allora, l’identità, è piuttosto qualcosa da sciogliere, per essere in relazione, per essere mondo e non il proprio mondo, dove il dialogo è sempre costantemente fra sé e sé, pur essendoci l’Altro, pur essendoci altro. Laddove non si fluisce, si ristagna, seppur nel moto, e persino il nostro chiedere diventa fittizio, in quanto, non si chiede altro che una conferma di sé per sentirsi rassicurati, giustificati nel proprio modo di essere, poiché i dubbi, non sono mai su quanto si chiede, ma indirettamente verso sé stessi, dubbi che la natura dal movimento non scisso, non ha.

Crediti
 Anna Maria Tocchetto
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Quotes per Anna Maria Tocchetto

L'abilità e fermezza della sua linea, una volta iniziata, procede senza tregua e senza correzioni, e persino senza modello, quella linea di carico, segue il suo corso in e con tutta la sua dimensione emotiva.

Nella debita e dovuta distanza che sempre si tiene, amare sarebbe praticamente impossibile, se non fosse per certi romanzi, che ci danno trama e ordito. Quanto siamo influenzabili? Quanto di quella vita sentimentale che diciamo nostra, è poi così nostra, a parte il sentire che ci riguarda?

Nel tempo della tirannia, Catone per rimanere libero si scaglia contro sé stesso; nel tempo dell'iconoclastia, Samorì per rimanere pittore si scaglia contro la sua pittura: due paradossi da studiare.

Mancanza che non muove sul filo del desiderio, domanda che contiene già la sua risposta, dove ciò che si desidera non muovendo, altro non è che una presenza già contenuta nella stessa mancanza, perché se così non fosse, non potrebbe mancare chi manca. Ciò che la morte ha unito la vita non può dividerlo.

Il miglior modo di onorare un'artista è il silenzio che si fa vuoto per accogliere la sua opera.