Immaginare un mondo nuovo è viverlo quotidianamente uccidendo e ricreando con ogni pensiero, ogni sguardo, ogni passo, ogni gesto, con la morte sempre un passo più avanti. Sputare sul passato non basta. Programmare il futuro non basta. Bisogna agire come se il passato fosse morto e il futuro irrealizzabile. Bisogna agire come se il prossimo passo fosse l’ultimo, ciò che in effetti è. Ogni passo avanti è l’ultimo e con esso un mondo muore, compreso il proprio io. Noi siamo qui con una terra mai destinata a finire, un passato mai trascorso, un futuro mai cominciato, un presente mai concluso. Il mondo di mai-mai, che stringiamoci alle nostre mani e vediamo e tuttavia non è noi stessi. Noi siamo ciò che non è mai concluso, mai formato per essere riconosciuto, siamo tutto ciò che è e tuttavia non siamo il tutto, le parti sono tanto più grandi del tutto, infatti, che solo Dio il Matematico può calcolarlo.
L’illusione del presente
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