L'immagine è sempre almeno doppia
I film di Tarkovskij non hanno forma, sono quasi informi pur mettendo in scena le forme e i loro limiti, in un vuoto quasi mai visto al cinema. I passaggi, le mutazioni e le alternanze sono interni all’immagine, ai corpi mostrati che cambiano proprietà (le continue levitazioni, la voglia di volare), alle storie anche quelle più semplici: il vagare di Ivan lungo il confine della guerra e della magia infantile non è meno fantastico delle zone di Stalker. L’immagine è sempre almeno doppia, il film è sempre di fantascienza e si sta riproducendo da qualche parte identico e mutato come il mondo in Solaris.

Crediti
 Enrico Ghezzi
 Paura e desiderio
 SchieleArt •   • 




Quotes per Enrico Ghezzi

Velluto Blu è il primo film di Lynch in cui non c'è bisogno di corpi mostruosi, in cui la mostruosità è una costante divaricazione del reale, della norma e non dalla norma.

Tarkovskij ha sempre sfatto i suoi sogni figurativi nell'atto stesso di realizzarli: sfatti in nebbie, acque, bui, piogge, dissolvenze, sacrificando e consumando il corpo artistico dopo averlo appunto flagrantemente esibito...

In piena luce è il segreto del cinema di Ciprì e Maresco. Anzi, è la luce stessa. In essa consiste, aura immateriale e garanzia della visibile e «mostruosa» ed eccessiva materialità dei corpi.

Ricordo un anno al Festival di Taormina, Carmelo Bene si costituì in giuria a sé, come presidente di sé stesso, e passava gran parte delle notti a discutere sul bordo della grande piscina del San Domenico con un po' di amici e con Raul Ruiz. Erano dispute teologiche, appassionatissime perché in realtà distaccatissime, come un gioco di fioretto – che è tutto legato al guizzare, alla precisione – dove nessuno aveva in mano il fioretto.

È, fin dall'inizio, lo scontro con sé stesso, specialmente nello specchio, come nemico, come altro, come irraggiungibile; è lo scontro con la separazione dello spettacolo.