L'impossibilità di un linguaggio platonico
Sembra innanzitutto che il linguaggio non possa trovare un fondamento sufficiente negli stati di colui che si esprime, né nelle cose sensibili e designate, ma soltanto nelle Idee che dànno ad esso una possibilità di verità come di falsità. Si vede male, comunque, per quali miracoli le proposizioni sarebbero partecipi delle Idee, in modo più sicuro dei corpi che parlano o dei corpi di cui si parla, a meno che le Idee stesse non siano dei nomi in sé. E i corpi, all’altro polo, possono forse essi meglio fondare il linguaggio? Quando i suoni si rivolgono sui corpi e diventano azioni e passioni dei corpi mescolati, sono soltanto veicoli di non sensi strazianti. Si denuncia volta per volta l’impossibilità di un linguaggio platonico e di un linguaggio presocratico, di un linguaggio idealista e di un linguaggio fisico, di un linguaggio maniaco e di un linguaggio schizofrenico. S’impone l’alternativa senza scampo: o non dire nulla o incorporare, mangiare ciò che si dice. Come dice Crisippo, Se tu dici la parola carro, un carro passa dalla tua bocca, e non è certo meglio né più comodo, se è l’Idea di carro.