L’individualista non si fa illusioni sulla natura della società che lo circonda. Egli vede chiaramente che l’organizzazione sociale, qualunque sia la sua etichetta politica, tende inevitabilmente a livellare le personalità, a ridurre l’individuo a una semplice unità statistica, un ingranaggio fungibile della grande macchina collettiva. Di fronte a questa constatazione, l’anarchico individualista si pone in uno stato di legittima difesa permanente. Non avendo sottoscritto liberamente alcun contratto sociale, non riconoscendo l’autorità di leggi che gli sono state imposte prima ancora che potesse esprimerne il giudizio, egli si considera sciolto da ogni obbligo morale verso l’istituzione statale e le convenzioni ipocrite della massa. La scuola, la caserma, l’officina, la prigione: ecco le istituzioni attraverso le quali l’ambiente cerca di modellare l’essere umano fin dalla culla, per renderlo servile e utile agli scopi del dominio. Contro questa pressione formidabile, che schiaccerebbe chiunque tentasse di opporvisi a viso aperto con la sola forza dell’onestà ingenua, l’individualista deve sviluppare una strategia di sopravvivenza. Egli non cerca il martirio, che considera una forma di debolezza o di vanità inutile; egli cerca la vita. E per vivere in un mondo che è organizzato contro di lui, deve necessariamente ricorrere a mezzi che la morale corrente, quella fabbricata dai padroni per gli schiavi, condanna ipocritamente. Qui entra in gioco la valutazione realistica dei rapporti di forza. Affrontare il colosso statale o la tirannia dell’opinione pubblica senza protezioni è un suicidio, e l’individualista ama troppo la propria vita per sacrificarla sull’altare di una coerenza astratta che gioverebbe solo ai suoi aguzzini. Pertanto, egli indossa la maschera quando necessario, tace quando parlare sarebbe pericoloso, e agisce nell’ombra quando la luce serve solo a renderlo un bersaglio facile. È in questo contesto di guerra sorda e continua che si giustifica l’uso dell’astuzia, non come fine a sé stessa, ma come scudo necessario per preservare l’integrità del proprio io interiore.
Si è rimproverato agli individualisti anarchici di servirsi dell’astuzia come arma di preservazione individuale nei riguardi della società. Eppure, senza l’astuzia, da parecchio tempo l’autorità li avrebbe annientati o l’ambiente li avrebbe assorbiti. Per sussistere, vale a dire per conservare, prolungare, intensificare, esteriorizzare la sua vita l’individualista, l’al-di-fuori, non può, sotto pena di suicidio, ricusare alcun mezzo di lotta, l’astuzia compresa! alcun mezzo, dico, salvo l’impiego dell’autorità. E ciò sotto pena di trovarsi in istato di inferiorità nei confronti dell’ambiente sociale, il quale mira ad estendere sempre più la sua usurpazione su ciò ch’egli è e su ciò eh egli ha. Chi non giuoca d’astuzia? Forse l’operaio che si guarda bene dallo svelare le proprie idee al padrone; il padrone che sottrae parte del frutto del suo lavoro al proprio operaio; l’affissatore di manifesti sediziosi che li incolla di notte sul muro degli edifici pubblici; il distributore di opuscoli sovversivi che opera con cura onde non farsi sorprendere? No, certo. E perchè del resto sdegnare l’uso dell astuzia? Purché lasciar conoscere l’intiero pensiero proprio agli avversari? Perché aprire il pròprio animo al primo venuto? L’individualista non vive da amico nell’ambiente che lo circonda. Egli, alla Società concede il meno possibile di sé stesso, e per ritrarne quanto più può, dappoiché egli non ha chiesto di nascere e, mettendolo al mondo, si è esercitato a suo riguardo un atto d’autorità irreparabile, che esclude ogni possìbilità di contratto bilaterale.
Da questa posizione di belligeranza latente deriva una concezione dei rapporti sociali radicalmente diversa da quella predicata dalle dottrine altruiste o comunitarie. Se l’individualista usa l’astuzia verso l’ambiente ostile, verso l’Autorità e verso il gregge che la sostiene per ignavia o interesse, ciò non significa che egli sia incapace di lealtà. Ma la sua lealtà è riservata, selettiva, condizionata alla reciprocità. Egli distingue nettamente tra il mondo degli archisti — coloro che vogliono comandare o essere comandati — e il ristretto cerchio dei suoi simili, i camarades, con i quali può stabilire libere associazioni basate su un interesse comune reale e non fittizio. Con l’ambiente sociale, il rapporto è di sfruttamento mutuo: la società cerca di sfruttare l’individuo, e l’individuo, per legittima difesa, cerca di trarre dalla società ciò che gli serve per accrescere la propria potenza vitale, pagando il prezzo minimo in termini di libertà. Non vi è qui alcuna questione di onore nel senso borghese del termine. L’onore, il dovere, il patriottismo, la legalità, sono fantasmi agitati dai potenti per confondere le menti dei sottomessi. L’individualista li scaccia con un gesto di disprezzo. Egli sa che la legalità è solo la forza di un momento codificata in paragrafi, e che il crimine, spesso, è solo il nome che si dà alla resistenza contro l’oppressione. Tuttavia, l’individualista non è necessariamente un criminale nel senso volgare; egli è un al-di-fuori, un a-legale piuttosto che un illegale sistematico. Egli valuta caso per caso se gli convenga aggirare la legge, infrangerla apertamente o simularne il rispetto, avendo come unico criterio il bilancio tra il vantaggio ottenuto e il rischio corso. In questa logica, l’astuzia diviene una virtù suprema, la virtù del debole che non vuole essere schiacciato dal forte, la risorsa dell’intelligenza che si oppone alla forza bruta del numero e del dogma. Non dover rendere conto a nessuno dei propri pensieri, delle proprie azioni, se non a sé stessi e alla propria cerchia di affini: ecco la massima che guida l’anarchico individualista nel labirinto delle costrizioni sociali. Egli cammina tra la folla come uno straniero in terra nemica, vigile, pronto a dissimulare per non essere catturato, ma conservando intatta, sotto il mantello della prudenza, la fiamma della sua unicità irriducibile. E se talvolta egli mente ai rappresentanti dell’autorità, è perché la verità è un dono prezioso che si offre solo a chi è degno di comprenderla, non a chi la userebbe come un’arma per ferire.
Al-di-fuori (En-dehors): Termine che indica l’individuo che si pone consapevolmente al di fuori delle norme, delle convenzioni e delle morali collettive imposte dalla società.
Archisti: Nel gergo individualista, coloro che accettano o promuovono il principio di autorità (comandanti o comandati), contrapposti agli anarchisti.
Camarades (Camerati): Non nell’accezione militare, ma come compagni di affinità elettiva con cui stabilire relazioni sincere basate sulla reciprocità e sul libero accordo.
Fantasmi (Stirneriani): Concetti astratti (Stato, Umanità, Verità assoluta) che gli individui venerano come entità superiori, ma che per l’individualista sono solo strumenti di sottomissione.
Iniziazione individualista anarchica
Capitolo: L'individualista e l'ambiente sociale
Mese e anno di pubblicazione in Italia: Ottobre 2008
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James Hillman Il codice dell'anima
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Giustizia consiste nell'armonia ⋯
La giustizia consiste nell'armonia delle parti dello stato dove ciascun cittadino svolge il proprio ruolo naturale per il bene collettivo, poiché solo quando ogni membro della comunità adempie al proprio compito secondo natura si realizza l'ordine giusto e duraturo. Questo principio riflette la profonda saggezza contenuta nell'opera La Repubblica, dove si afferma che la giustizia deve sempre prevalere sugli interessi particolari. Questo principio riflette la profonda saggezza contenuta nell'opera La Repubblica, dove si afferma che la giustizia deve sempre prevalere sugli interessi particolari.
Platone La Repubblica
Filosofia greca, Utopia politica
La bellezza sottomessa agli standard sociali ⋯
La bellezza, una volta legata alla spiritualità e all’armonia, è oggi un concetto che risponde solo agli standard imposti dalla società
David Hume Saggi
Filosofia, Estetica, Saggistica
Il vero valore nella liberazione da sé ⋯
Il vero valore di una persona si trova nella misura in cui ha raggiunto la liberazione da se stesso.
Albert Einstein Il mondo come io lo vedo
Filosofia, Spiritualità, Aforismi
L’unico e la sua proprietà di Max Stirner
Il testo fondamentale dell’individualismo moderno. Stirner demistifica i fantasmi (Dio, Stato, Umanità, Morale) che incatenano l’individuo. Il brano analizzato riflette la visione stirneriana dell’individuo che non riconosce obblighi superiori a sé stesso e vede nella società un’unione di egoisti o, più spesso, una forza nemica da cui difendersi per preservare la propria unicità.
L’iniziazione individualista anarchica di Émile Armand
Molte delle espressioni del brano (come l’uso dell’astuzia e la definizione dell’individuo come al-di-fuori) sono centrali nel pensiero di Armand. Egli sostiene che l’individualista vive in stato di guerra con la società e che la strategia della maschera è necessaria per evitare il martirio inutile e massimizzare la gioia di vivere in un ambiente ostile.
Discorso sulla servitù volontaria di Étienne de La Boétie
Sebbene molto precedente, questo classico della filosofia politica indaga le radici dell’obbedienza di massa. L’individualista descritto nel brano è colui che ha spezzato il meccanismo della servitù volontaria, rifiutando di farsi ingranaggio e scegliendo la via della resistenza consapevole, anche attraverso il silenzio e la dissimulazione.

























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