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Escogitavo lo stesso delle avventure e m’inventavo la vita, pur di vivere almeno un po’, comunque fosse. Quante volte mi accadeva… che so, tanto per fare un esempio, di offendermi: ma così, senza che ce ne fosse motivo, a bella posta; eppure lo sapevo benissimo che non c’era nessun motivo di offendersi, che era tutta una posa, e cionondimeno arrivavo a un punto tale che alla fine mi sentivo sul serio offeso. Per tutta la vita mi sono sentito dentro, non so, come un’attrazione per questo genere di scherzi, e tanto che ho finito per perdere del tutto il dominio di me stesso. Un’altra volta mi venne un gran desiderio di costringermi a innamorarmi: anzi due volte m’è capitato. E ho sofferto, signori, ve lo assicuro. In fondo all’anima non riesci a crederci che stai soffrendo, ti scappa da ridere se ci pensi e però soffri, e per di più nel modo più autentico, con tutti i puntini sugli i; ti senti dentro la gelosia, sei fuori di te… E tutto per noia, signori miei, tutto per noia; l’inerzia mi aveva soffocato. Sì, perché l’autentico, diretto, immediato frutto della consapevolezza è precisamente l’inerzia, ovvero lo starsene-lì-con-le-mani-in-mano.

Crediti
 • Fëdor Dostoevskij •
 • Memorie dal sottosuolo •
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