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Nulla come niente sono termini relativi e necessari nella nostra comunicazione, mentre in filosofia, diviene il termine dell’essere nell’interrogarsi sul suo opposto, molto probabilmente dovuto al terrore della grande mietitrice. Se restiamo sul significato letterale, nulla e vacuità, danno lo stesso risultato, ed è proprio qui, che la mente trova il suo limite insuperabile, mentre cerca di capire o di immaginare; ma la vacuità va sperimentata, e la parola non è la cosa, infatti, il limite è proprio nel mezzo che si usa, cioè il pensiero, da qui, il termine vacuità, niente sentimenti idee ecc.
Un invito a svuotare la mente dai suoi contenuti ma, la parola “vacuità” come “nulla“, crea il panico nel pensiero stesso, evocando la morte, infatti, deve annullare tutte le sue creazioni a partire dall’io; solo così farà parte di quella vacuità, che non può essere trasmessa a parole ma che va sperimentata. Devo essere quel vuoto, perché in realtà sono quel vuoto, che è stato riempito poi, di ciò che sembra tutto e per assurdo è nulla, e la morte così temuta ne è testimone e ci invita a conoscerla da vivi.

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