Il linguaggio non comincia che con il vuoto
È necessario, affinché nasca il vero linguaggio, che la vita che questo linguaggio porterà abbia fatto l’esperienza del suo nulla, che abbia tremato nel profondo e che tutto ciò che in essa era fisso e stabile abbia vacillato. Il linguaggio non comincia che con il vuoto. Nessuna pienezza, nessuna certezza può parlare: a chi si esprime manca qualcosa d’essenziale. La negazione è legata al linguaggio. Questa formula spiega perché l’ideale della letteratura ha potuto essere questo: non dire nulla, parlare per non dire nulla. Non si tratta di fantasticherie su un nichilismo di lusso. Il linguaggio percepisce che deve il suo senso non a ciò che esiste, ma proprio all’indietreggiare davanti all’esistenza e subisce la necessità di ancorarsi a questo indietreggiare, di cogliere la negazione in sé stessa e di fare del nulla il tutto. Se di alcune cose se ne parla dicendo di esse ciò per cui sono nulla, ebbene, non dire nulla è la sola speranza per dire qualcosa.

Crediti
 Maurice Blanchot
 Da Kafka a Kafka
 Pinterest •   • 




Quotes per Maurice Blanchot

Con la domanda ci si dà la cosa e nello stesso tempo il vuoto che ci permette di non averla ancora o di averla come desiderio. La domanda è il desiderio del pensiero.

L'attesa attende. Attraverso l'attesa colui che attende muore attendendo. Porta l'attesa nella morte e sembra fare della morte l'attesa di ciò che si attende ancora quando si muore. La morte, considerata come un evento atteso, non è capace di mettere fine all'attesa.  L'attesa, l'oblio

Ricordo che originariamente il termine trovare non significava affatto trovare nel senso del risultato pratico o scientifico. Trovare equivaleva a girare, fare il giro, andare attorno. Trovare un canto significava tornire la curva del movimento melodico, farlo girare, senza alcuna idea di scopo e tanto meno di sosta. Trovare era quasi sinonimo di cercare, che suonava: fare il giro di.

L'opera non è né compiuta né incompiuta: essa è… la solitudine dell'opera ha come primo sfondo quest'assenza di esigenza che non permette mai di dirla né compiuta né incompiuta. L'opera è solitaria: ciò non significa che essa rimanga incomunicabile, che il lettore le venga a mancare.

I veri pensieri sono pensieri di rifiuto, rifiuto del pensiero naturale e dell'ordine legale ed economico che si impone come una seconda natura, rifiuto della spontaneità che, mentre pretende di essere un atto di libertà, è semplicemente un fatto abituale, senza ricerca e senza precauzioni.