L’invenzione dell’inconscio
Il movimento fondamentale dell’insegnamento di Lacan è un ritorno a quella che egli considera l’invenzione principale di Freud: l’inconscio. Lacan sottolinea l’inconscio come invenzione di Freud, nel senso che questi, non è il Cristoforo Colombo della psiche, cioè non s’imbatte in un nuovo continente che già esiste, che si tratta semplicemente di nominare, ma ne scopre intenzionalmente i meccanismi, sa dove sta andando e cosa sta facendo.

La psicologia del linguaggio
Jacques Lacan sottolinea il fatto che fu Freud a inventare l’inconscio. Che cosa intende con questo? In Occidente, c’è stata una tradizione, che ha rappresentato l’inconscio come fondo oscuro dell’essere umano, come abisso; sottosuolo, secondo una metafora dosteskijana divenuta molto nota (Memorie dal sottosuolo). Insomma, l’inconscio come luogo dell’irrazionalità. Questa tradizione parte da Platone, attraversa l’antropologia cristiana e arriva sino al Romanticismo, dove trova delle espressioni potenti nell’opera di Friedrich Scheiling, nell’opera di Artur Schopenhauer, sino arrivare a Friedrich Nietzsche. L’attestazione di Lacan, è che Freud non sia il prolungamento di questa tradizione e che l’inconscio freudiano non sia debitore alla stessa; Freud, ci mostra che l’inconscio, è innanzitutto una ragione diversa dalla ragione che si pensi governi la vita diurna degli uomini: l’inconscio ha l’attributo fondamentale della ragione, cioè, è colto, non irrazionale; è la manifestazione di una verità, non solo, la manifestazione impulsiva di istintualità primordiali. Lacan decifra ciò che Freud chiama lavoro onirico, ossia, quei processi inconsci che danno vita al sogno e ci invita a pensare tutti questi processi ,come processi fondamentalmente linguistici, infatti, ci fa notare come il sogno corrisponda a delle leggi linguistiche: ha una grammatica, ha una trama, risponde a una costruzione retorica. Questo dimostra che l’inconscio, ha una sua ragione, dunque non solo istintuale. La verità che si mostrerebbe attraverso l’inconscio, secondo Freud, e a dire di Lacan, muove dal soggetto e quello che è il suo desiderio, passando anche, per il lapsus, una manifestazione linguistica, dovuta all’effetto della perturbazione, e muovendo sulla catena delle parole coscienti, affiora la parola dell’inconscio.

Jacques Lacan
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Nato a Parigi nel 1901, Jacques Lacan studia medicina, specializzandosi in psichiatria, sotto la guida di Louis-Nicolas Clérambault , conosciuto per le sue ricerche sull’automatismo mentale. Nel 1932, discute la sua tesi su La psicosi paranoica e suoi rapporti con la personalità e, contemporaneamente, s’interessa di filosofia, frequentando le lezioni di Alexandre Kojève, che concernevano, la fenomenologia dello spirito di Georg Wilhelm Friedrich Hegel. Nei primi anni Trenta entra in contatto con i più importanti pensatori e artisti francesi del suo tempo: Claude Lévi-Strauss, Georges Bataille, Jean Hyppolite, Maurice Merleau-Ponty e con il gruppo di surrealisti. Nel 1936, a Marienbad, al quattordicesimo congresso internazionale di psicoanalisi, legge una prima versione dello Stadio dello specchio, che presenterà in forma definitiva, al congresso di Zurigo nel 1949. L’originalità delle sue tesi, comincia a procurargli una certa notorietà ma, incrina progressivamente i suoi rapporti con la società psicoanalitica di Parigi, da cui esce nel 1953. Proclamando la necessità di un ritorno a Freud, Lacan fonderà, anni dopo, la propria scuola di psicoanalisi che assumerà il nome di Scuola freudiana di Parigi. A partire del 1953, per oltre venticinque anni, tiene, ogni mercoledì, dei seminari nell’ospedale di Saint Anne, seguiti da numerosi allievi e apprezzati anche, dagli intellettuali suoi contemporanei. Si spegne a Parigi nel 1981 all’età di ottant’anni, lasciando una cospicua eredità intellettuale.
Il movimento psicoanalitico francese

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In Francia, negli anni venti, le teorie di Freud iniziano a propagarsi, grazie al lavoro di un gruppo di psichiatri, fondatori della Società psicoanalitica di Parigi. La principale protagonista, della nascita del movimento francese, è Marie Bonaparte, aristocratica, discendente di Napoleone e, appassionata seguace di Freud. Marie, impegna molte delle sue energie e delle sue disponibilità economiche, per introdurre la nuova dottrina nel suo paese, sostenendo la creazione della rivista francese di psicoanalisi e dell’istituto psicoanalitico di Parigi. La storia del movimento psicoanalitico francese s’intreccia fin dal principio con il fermento culturale parigino degli anni Venti. Intellettuali e artisti di spicco come André Gide, André Breton, Salvador Dalí, mostrano un vivace interesse verso le teorie dell’inconscio. Lacan stesso, al tempo della sua formazione in psichiatria e dell’incontro con il pensiero freudiano, frequenta gli ambienti letterari del surrealismo. Nel 1953, Lacan abbandona però, la Società psicoanalitica di Parigi, le ragioni della rottura, sono di ordine sia morale sia teorico; lo psichiatra, critica l’ordinamento gerarchico dell’organizzazione e, accusa il movimento francese, di operare una mistificazione e un disconoscimento ideologico dell’opera di Freud. Grazie all’opera di Lacan, divulgata principalmente con i suoi famosi seminari, la psicoanalisi francese, che aveva tardato a emergere come disciplina, rispetto ad altri contesti nazionali, conosce una nuova notorietà a livello internazionale.

Dai Miti alla Psicanalisi: Narciso e la tragedia dell'identità
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L’antico mito di Narciso narra di un giovane preso dall’amore per la propria persona, tanto intenso ed esclusivo, da portarlo alla morte. Stando al racconto del poeta romano Ovidio, il ragazzo era di eccezionale bellezza, e la madre, la ninfa Liriope, preoccupata per il suo futuro, chiese una profezia all’indovino Tiresia, il quale rispose enigmatico: Narciso raggiungerà la vecchiaia a patto di non conoscere mai se stesso. Crescendo, la bellezza del giovane aumentava, ogni uomo e ogni donna che lo incontrava, s’innamoravano delle sue fattezze e della sua grazia, ma lui, respingeva ogni profferta d’amore. Un giorno, la ninfa Eco, seguì furtiva il giovane nei boschi, osservando da lontano la figura amata. Quando Narciso si accorse di lei, la ninfa corse ad abbracciarlo ma, fu respinta e allontanata malamente. Eco, con il cuore infranto, trascorse il resto della sua vita vagando per valli solitarie, gemendo per il suo amore non corrisposto, finché di lei, rimase solo la voce. Udendo i suoi lamenti, Nemesi, la dea della vendetta, decise di punire il crudele Narciso; accade così, che il ragazzo, mentre attraversava un bosco, vide un profondo specchio d’acqua e vi si avvicinò per bere. Per la prima volta, in quell’acqua, Narciso scorse la sua immagine riflessa e, non comprendendo che si trattava di se stesso, s’innamorò perdutamente del bel viso che stava fissando. Quando si accorse che quella che stava guardando era la propria immagine, capendo che non avrebbe mai potuto vedere ricambiato il proprio amore, si lasciò morire, imprigionato in quell’ossessione per la propria bellezza e perfezione. Nel tempo, questo mito in particolare, è divenuto, fonte di perpetua ispirazione, per la cultura occidentale, dall’arte alla letteratura, alla psicoanalisi.
Antigone: desiderio e morte
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Il desiderio, come inteso da Lacan, contiene dentro di sé il rischio dello sbandamento e del disastro quando perde come riferimento il resto dell’umanità e le sue leggi concrete, per diventare un assoluto singolare. La figura più emblematica di questo desiderio puro è Antigone, la protagonista di una famosa tragedia di Sofocle: i due fratelli di Antigone, Eteocle e Polinice, entrambi eredi al trono tebano, si scontrano in una guerra di successione e si uccidono a vicenda; il nuovo re di Tebe, Creonte, emana un bando per dichiarare Polinice, che aveva attaccato la città, nemico dello Stato, privandolo del diritto di ricevere degna sepoltura. Chiunque avesse infranto questo divieto sarebbe stato punito con la morte. Antigone, prende la decisione di sfidare la legge della città e dare gli onori funebri al fratello. Colta sul fatto da una guardia, la donna viene rinchiusa in una grotta, dove si suicida, impiccandosi con il proprio peplo. La tragedia di Sofocle, è costruita, intorno al dilemma fondamentale, tra la legge della città e quella del cuore, che impone a una sorella di dare al proprio fratello il conforto delle esequie, anche se ciò costituisce disobbedienza all’autorità. Per Antigone non esiste mediazione possibile tra queste due leggi: quella singolare del suo desiderio e quella universale della città. Questo desiderio così assoluto, rende drammaticamente sola la donna, non esiste un altro su cui possa contare. Lacan parla così, di un’inflessibilità radicale dell’eroina tragica. Il suo desiderio, è il desiderio puro che non è disposto a cedere con sé stesso, diventando per questo desiderio di morte.
Filosofia e Letteratura: Kant e il marchese di Sade
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In uno scritto del 1963, intitolato Kant con Sade, Lacan, mette a confronto due pensatori del Settecento, rappresentanti di due visioni antagoniste: della morale l’uno e del rapporto tra il desiderio e la legge, l’altro. Immanuel Kant è il filosofo della legge morale, per lui, l’uomo è dotato di una ragion pratica che gli permette di agire moralmente, seguendo un imperativo di valore universale, che è quello che stabilisce il dovere di trattare l’umanità, sia nella propria persona che in quella altrui, sempre come un fine e mai unicamente come un mezzo. Questa prospettiva è ribaltata dal marchese di Sade, scrittore e filosofo libertino, ateo e materialista. Marchese de Sade difende nelle sue opere un individualismo radicale e una visione strumentale dell’essere umano: l’uomo è malvagio ed è attraversato da pulsioni naturali, soprattutto sessuali,e che nessuna legge morale può contrastare. Il divin marchese, com’era chiamato, è stato una figura capace di esercitare una grande attrazione su intere generazioni di pensatori del Novecento, in particolare per la commistione di sessualità, piacere e violenza che mette in scena. Molti hanno visto nelle sue rappresentazioni dell’umano una prefigurazione della psicoanalisi e della teoria delle pulsioni. Lacan, però, è stato il primo, a cercare una sintesi del super-Io, tra l’istanza kantiana della legge e quella del godimento sfrenato, misurandosi con una delle coppie più paradossali della storia del pensiero occidentale.

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 • Sergio Parilli •
 • Anna Maria T. •

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