L'«io penso»
Nulla dunque vieta al realista di passare, per via di analisi riflessiva, dall’oggetto presente nella conoscenza all’intelletto, e poi dall’intelletto al soggetto conoscente. È pacifico che questo è l’unico metodo a sua disposizione per sapere qualcosa circa l’esistenza e la natura del soggetto conoscente: «Res sunt, ergo cognosco, ergo sum res cognoscens». Non è la validità di questa analisi ciò che distingue il realista dall’idealista; non è vero che il realista la neghi mentre l’altro l’accetta: la differenza sta nel fatto che il realista non è disposto a interpretare il risultato ultimo della sua analisi come se fosse il principio da cui dipende tutta la realtà da lui analizzata. In effetti, dal fatto che l’analisi della conoscenza ci conduca a un «io penso» non si può dedurre che l’«io penso» sia il primo principio della conoscenza; dal fatto che ogni rappresentazione sia indubbiamente una forma di “pensiero” non si può dedurre che sia soltanto pensiero, e neppure che l’«io penso» condizioni tutte le mie rappresentazioni.

Crediti
 • Étienne Gilson •
 • Vademecum del realista principiante •
  • a cura di Antonio Livi e Maria Antonietta Mendosa •
 • SchieleArt •   •  •

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