Lo sai cos'è un diagramma a blocchi?
Gli occhi allora le diventarono piccolissimi, mi lasciò il braccio, cominciò a parlare per tirarmi dentro a quella sua nuova passione. Nel cortile, tra l’odore del falò e quello greve dei grassi animali, della carne, dei nervi, questa Lila incappottata ma anche chiusa in un grembiule blu, le mani tagliate, arruffata, pallidissima, senza ombra di trucco, riprese vita ed energia. Parlò di riduzione d’ogni cosa all’alternativa vero-falso, citò l’algebra booleana e tante altre cose di cui non sapevo nulla. Eppure le sue parole, al solito, riuscirono a suggestionarmi. Mentre parlava, vidi la casa poverissima di notte, il bambino che dormiva nell’altra stanza ; vidi Enzo seduto sul letto, fiaccato dalla fatica ai locomotori di chissà quale fabbrica ; vidi lei stessa, dopo la giornata alle vasche di cottura o allo spolpatoio o alle celle a meno venti gradi, che sedeva con lui sulle coperte. Li vidi entrambi nella luce formidabile del sacrificio del sonno, ne sentii le voci : facevano esercizi coi diagrammi a blocchi, si allenavano a ripulire il mondo dal superfluo, schematizzavano le azioni d’ogni giorno secondo due soli valori di verità : zero e uno. Parole oscure nella stanza miserabile, sussurrate per non svegliare Rinuccio. Capii che ero arrivata fin là piena di superbia e mi resi conto che – in buona fede certo, con affetto – avevo fatto tutto quel viaggio soprattutto per mostrarle ciò che lei aveva perso e ciò che io avevo vinto. Ma lei se ne era accorta fin dal momento in cui le ero comparsa davanti e ora, rischiando attriti coi compagni di lavoro e multe, stava reagendo spiegandomi di fatto che non avevo vinto niente, che al mondo non c’era alcunché da vincere, che la sua vita era piena di avventure diverse e scriteriate proprio quanto la mia, e che il tempo semplicemente scivolava via senza alcun senso, ed era bello solo vedersi ogni tanto per sentire il suono folle del cervello dell’una echeggiare dentro il suono folle del cervello dell’altra. Mi allontanai molto agitata. Avevo dentro la fatica di lasciarla, il vecchio convincimento che senza di lei niente di veramente importante mi sarebbe mai capitato, e tuttavia sentivo il bisogno di scappar via per non avere più nel naso la puzza di grasso che si portava addosso. Dopo pochi passi frettolosi non resistetti, mi girai per salutarla ancora. La vidi ferma accanto al falò, senza forma di donna in quel suo abbigliamento, mentre sfogliava il fascicolo della Fata blu. Di colpo lo buttò nel fuoco.

Crediti
 • Elena Ferrante •
 • Storia del nuovo cognome •
 • SchieleArt •   •  •

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