
Se il concetto di scultura è tradizionalmente e per natura connesso a fattori come la fisicità e la fissità nel tempo, implicando l’uso di materiali pesanti e voluminosi come la pietra o il legno, quello di Motohiko lo sfida e lo trascende. Col suo corpus di opere realizzate con i materiali più innovativi e ultraleggeri come l’RFP (fiber-reinforced plastic) oltre alle materie semprevive più disparate (sangue, animali imbalsamati, abiti di capelli intrecciati o in pelliccia di lupo, pistole fatte di denti) l’artista intende esplorare quel territorio sconosciuto, situato fra il fisico e lo spirituale, il visibile e l’invisibile, la vita e la morte. Nell’affascinante serie Hollow, Odani tenta di dare forma a quelle forze e fenomeni invisibili ai nostri occhi (phantoms), ma che si ripercuotono fisicamente su di noi in modo incessante, quali la gravità, la fluttuabilità, la pressione, cosi come i segni della presenza e dell’energia generate dai nostri corpi e dalle nostre menti. A questo proposito risultano significative le sculture, intitolate Hollow: Duplex-Hollow, Reversale Cradlein cui Odani, attraverso due figure femminili speculari, oltre ad evocare il fenomeno del Doppelgänger, riesce pienamente nel tentativo di rendere la sensazione di un corpo libero dalla gravità, simile ad un’anima che si libera dal corpo. La postura della donna fluttuante allusione all’Ophelia di Millais suggerisce difatti un riferimento non solo al conflitto con l’Io, ma anche alla realtà ultraterrena.
Lo scultore dell’invisibile
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