Lo stile è la cosa
Io dicevo: Lo stile è la cosa, e intendevo per cosa quello che più tardi ho chiamato l’argomento o il contenuto. Se lo stile è l’espressione, questa prende la sua sostanza e il suo carattere dalla cosa che si vuole esprimere: lì è la sua ragion d’essere. A quel modo che la parola non ha valore in se stessa, ma nella cosa di cui è segno; a quel modo che le forme grammaticali hanno il loro senso nelle forme del pensiero, così lo stile ha valore nelle cose espresse. In questa guisa coordinavo insieme, sulla stessa base, grammatica, lingua e stile. Ma la cosa non si deve prendere nel suo valore assoluto. Essa va considerata per rispetto a quello o questo argomento. Perciò non comparisce nella sua totalità, ma in quelle sue parti che vi hanno relazione. A quel modo che un oggetto, situato così o così, mostra di sé alcuna parte, e le altre nasconde, anche la cosa deve avere la sua situazione, che determina il suo comparire, cioè il suo stile. La situazione era per me il punto capitale. Nell’esame degli autori avvezzai i giovani a cercare la situazione e ne venivano osservazioni nuove e acute su’ loro pregi e su’ loro difetti. Anche nell’esame dei componimenti i giovani si avvezzarono per prima cosa a determinare la situazione. Questo punto di partenza, ch’io chiamavo la base, fu un gran progresso per me e per loro. Ma la cosa non si doveva considerare in una maniera isolata. La cosa vive nello spazio e nel tempo che formano la sua atmosfera, pigliando modo e colore, da questo o quel secolo, da questa o quella società. Questi elementi avevano una grande importanza nella determinazione dello stile. Esprimere la cosa nella sua verità, questo era lo stile. Chiamavo stile falso quello che non era conforme alla cosa, nella sua situazione e nei suoi elementi.

Crediti
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