
Perocché «l’accusato» diveniva allora un «insultato» e doveva purgarsi dall’insulto. Ecco dunque l’origine della nozione dell’«insulto» e di tutta quella procedura che viene praticata, salvo il giuramento, anche oggigiorno fra gli «uomini d’onore.»
Tutto questo ci spiega anche la profonda indignazione d’obbligo che commuove gli «uomini d’onore» quando si sentono accusar di menzogna, e così pure la sanguinosa vendetta che ne tirano; ciò che pare tanto più strano in quanto che la menzogna è cosa d’ogni giorno. In Inghilterra sopra tutto la faccenda si leva all’altezza d’una superstizione fortemente radicata chiunque minaccia di morte colui che lo accusa di menzogna dovrebbe, in realtà, non aver mai mentito in tutta la sua vita. Nei processi criminali del medio evo v’era una procedura ancor più sommaria, e consisteva nel replicare dell’accusato all’accusatore: «Tu hai mentito», dopo di che si faceva appello immediatamente al giudizio di Dio; da ciò deriva nel codice dell’onor cavalleresco l’obbligo di ricorrere senza ritardo alle armi quando si abbia ricevuto l’accusa d’aver mentito. Ecco quanto concerne l’ingiuria.
Ma esiste qualche cosa molto peggiore dell’ingiuria, qualche cosa talmente orribile che devo domandar perdono agli «uomini d’onore» d’osare unicamente ricordarla in questo codice dell’onor cavalleresco; non ignoro che solo a pensarvi essi ne avranno i brividi e che i capelli si drizzeranno loro sulla testa, perocché questa cosa è il summum malum, di tutti i mali della terra il più grande, più spaventevole della morte e dell’eterna dannazione. Può succedere infatti, horribile dictu, può succedere che un individuo dia uno schiaffo od una percossa ad un altro individuo: con ciò una spaventevole catastrofe! La morte dell’onore è allora così completa che, se si può guarire con un semplice salasso ogni altra lesione dell’onore, questa per la radicale guarigione esige che si debba uccidere completamente.
3.° L’onore non si dà pensiero di ciò che possa esser l’uomo in sé e per sé, e nemmeno della questione di sapere se la condizione morale d’un individuo possa modificarsi coll’andar del tempo o d’altre simili pedanterie da scolaretti. Quando l’onore è stato per un momento intaccato o perduto, esso può esser prontamente ed interamente ristabilito, ma alla condizione che vi si provveda al più presto: la panacea ne è il duello. Se però l’autore dell’affronto non appartiene alle classi che professano il codice dell’onor cavalleresco, o s’egli lo ha violato in qualche occasione, havvi, sopratutto quando l’affronto è stato prodotto da vie di fatto, ma pur anco quando lo fu solamente da parole, havvi, diciamo, un’operazione infallibile da intraprendere, ed è, se si ha un’arma addosso, di passargliela immediatamente od anche, a rigore, un’ora dopo, attraverso il corpo; in tal maniera l’onore è riparato. Ma qualche volta si vuole evitare quest’operazione perché si teme gl’impicci che ne potrebbero derivare; allora se non si è ben sicuri che l’offensore si sottometta alle leggi dell’onore cavalleresco, si ricorre ad un rimedio palliativo che si chiama pigliar l’avvantaggio.
Aforismi sulla saggezza nella vita
L'onore
Traduzione Oscar D. Chilesotti
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Gusci vuoti della società ⋯
Tutte le cose possono esser dette nocciuole vuote la mandorla è rara per sé stessa e più raramente ancora è posta nel suo guscio occorre cercarla altrove.
Arthur Schopenhauer Aforismi sulla saggezza nella vita
Filosofia, Metafisica
Malignità e pazzia nascoste sotto l'apparenza ⋯
Colui che crede che nel mondo i diavoli non vadano mai senza corna e i pazzi senza sonagli sarà sempre loro preda o loro zimbello.
Arthur Schopenhauer Aforismi sulla saggezza nella vita
Filosofia, Aforismi
Conservazione di onore e gloria ⋯
Tanto è difficile acquistar la gloria quanto è poi facile conservarla. Anche su ciò essa è in opposizione coll'onore. Questo è accordato a tutti, anche a credito, e basta saperlo conservare.
Arthur Schopenhauer Aforismi sulla saggezza nella vita
Filosofia, Etica
L'imperfezione della beatitudine ⋯
Non v'ha in questa vita beatitudine perfetta dice Orazio e nessun loto senza stelo ripete un proverbio indiano similmente la solitudine a lato di tanti vantaggi ha pure i suoi leggeri inconvenienti.
Arthur Schopenhauer Aforismi sulla saggezza nella vita
Filosofia, Etica
Prudenza nel nobile silenzio ⋯
In generale val meglio manifestare il proprio senno con ciò che si tace piuttosto che con ciò che si dice. Effetto di prudenza nel primo caso di vanità nel secondo.
Arthur Schopenhauer Aforismi sulla saggezza nella vita
Filosofia, Saggio filosofico
Panacea: Rimedio universale per tutti i mali; nel testo l’autore usa il termine ironicamente per indicare come il duello venga considerato dai contemporanei l’unica e infallibile soluzione per sanare ogni ferita recata all’onore cavalleresco.
Pigliar l’avvantaggio: Espressione usata nel codice d’onore per indicare un attacco a sorpresa o violento contro un offensore che non si ritiene degno di un duello formale o che non accetta le regole cavalleresche, permettendo così di riparare l’onore senza le formalità della sfida.
Summum malum: Locuzione latina che significa il male supremo; Schopenhauer la riferisce scherzosamente allo schiaffo, che secondo la mentalità dell’uomo d’onore è la peggiore disgrazia immaginabile, superiore persino alla dannazione eterna.
Sulla bugia (Saggio o aforismi) di Arthur Schopenhauer
Dato che l’autore ironizza sull’indignazione per l’accusa di menzogna in una società dove tutti mentono, le sue riflessioni sulla natura della menzogna umana sono il complemento ideale. Schopenhauer analizza come la dissimulazione sia uno strumento di difesa naturale, rendendo ancora più ipocrita la pretesa cavalleresca di essere immuni al falso sotto pena di morte.
I duellanti di Joseph Conrad
Questo racconto (già citato ma qui fondamentale) illustra perfettamente la panacea del duello descritta nel testo. Due ufficiali si combattono per tutta la vita per un’offesa che non sanno nemmeno più spiegare razionalmente. Conrad mostra come il codice d’onore agisca come una forza impersonale che annulla l’individuo e lo costringe a una danza macabra senza fine.
Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand
Cyrano incarna l’onore cavalleresco portato al sublime ma anche all’assurdo. La sua risposta immediata all’insulto o al minimo cenno sul suo naso (passargli la spada attraverso il corpo) è la messa in scena romantica e teatrale di ciò che Schopenhauer descrive cinicamente. Il dramma mostra la fascinazione estetica e il peso tragico di vivere secondo questo codice.
Le premesse storiche e culturali rintracciano l’origine delle procedure degli ‘uomini d’onore’ nelle pratiche giudiziarie medievali, in cui l’accusa formale si tramutava automaticamente in insulto personale da purgare.
Le argomentazioni di supporto esaminano la feticizzazione della menzogna (elevata a tabù assoluto e superstizione sociale, specialmente in ambito anglosassone) e la reazione iperbolica di fronte alle vie di fatto (lo schiaffo descritto ironicamente come il summum malum, peggiore della morte e della dannazione eterna).
La conclusione evidenzia il carattere meccanico, amorale e opportunista di questo sistema: l’onore non cura l’essenza dell’uomo, ma si ripara istantaneamente attraverso la violenza standardizzata del duello o, qualora si vogliano evitare ‘gl’impicci’ legali, attraverso l’espediente del ‘pigliar l’avvantaggio’.
Il saggio si apre (paragrafo 1) stabilendo il nesso storico tra la figura dell’accusato e quella dell’insultato nel Medioevo, ponendo le basi logiche del fraintendimento cavalleresco.
La transizione al secondo paragrafo sposta il flusso sull’ossessione verbale, analizzando l’indignazione d’obbligo legata all’accusa di menzogna e introducendo una digressione comparativa sul contesto inglese.
Nel terzo paragrafo, il flusso logico compie un salto iperbolico ed emotivo (finto-drammatico) per trattare l’affronto fisico dello schiaffo, descritto con un registro parodistico che mima lo sconcerto degli ‘uomini d’onore’.
L’ultima transizione (paragrafo 4, contrassegnato dal punto ‘3.°’) stringe il focus sulla vera natura pragmatica dell’onore, svelando come il rigore geometrico del codice si sciolga prontamente in palliativi opportunistici di fronte al timore delle sanzioni penali.
- La genealogia medievale dell’insulto: L’equivalenza storica tra accusa formale e ingiuria personale all’origine del cerimoniale dei duelli.
- Il tabù della menzogna e il giudizio di Dio: L’indignazione prescritta contro l’accusa di falso, radicata nelle superstizioni sociali e nelle antiche repliche giudiziarie.
- L’iperbole della lesione fisica: La satira dello schiaffo inteso come catastrofe ontologica e svalutazione totale della vita rispetto all’astrazione dell’onore.
- La meccanica della riparazione e l’opportunismo: La definizione dell’onore come formalità estrinseca, sanabile istantaneamente con il sangue o raggirabile per vigliaccheria.
Il significato esplicito ricalca pedissequamente le regole rigide dei duellanti, ma il livello implicito sabota costantemente tale impalcatura, rivelandone la totale idiozia: l’orrore per lo schiaffo (‘i capelli si drizzeranno loro sulla testa’) è una parodia dell’autentico sentimento tragico.
L’espressione latina summum malum viene ironicamente sottratta all’orizzonte della teologia o del male morale per essere applicata a una lesione epidermica, svelando lo svuotamento etico della mentalità cavalleresca.
La metafora medica della ‘radical guarigione’ tramite ‘salasso’ (l’omicidio dell’offensore) o l’uso di un ‘rimedio palliativo’ mostra come il codice d’onore funzioni come una parodia della scienza, in cui la vita altrui è ridotta a mero ingrediente di una ricetta chimica di riabilitazione sociale.
Infine, l’onore viene svelato nella sua natura di feticcio esteriore: esso non si cura di ciò che l’uomo è ‘in sé e per sé’, qualificandosi come una recita collettiva che esclude le ‘pedanterie da scolaretti’ della vera moralità.
L’autore ricorre alle formule tipiche del gergo nobiliare e d’onore, sistematicamente depotenziate dall’uso delle virgolette storiografiche: uomini d’onore, onor cavalleresco, giudizio di Dio, affronto.
La scelta di termini enfatici e teatrali (‘spaventevole catastrofe’, ‘eterna dannazione’, ‘orribile dictu’) serve a caricare l’argomentazione di un pathos grottesco, evidenziando lo scarto tra la futilità dell’evento (un urto fisico o verbale) e l’assolutezza della reazione richiesta.
Il lessico medico-scientifico applicato alle relazioni umane (‘purgarsi’, ‘lesione’, ‘guarigione’, ‘panacea’, ‘rimedio palliativo’) connota l’onore come una patologia psicosociale collettiva.
La chiusura del testo introduce l’espressione gergale e burocratica ‘pigliar l’avvantaggio’, il cui sapore prosaico spezza definitivamente la finzione dell’eroismo nobiliare.
- La vacuità dell’onore di casta: La critica dell’onore inteso come puro meccanismo esteriore, del tutto indifferente alla reale statura morale e all’evoluzione interiore dell’individuo.
- L’ipocrisia sociale e il tabù della menzogna: Il paradosso di una società che tollera la falsità quotidiana ma esige il sangue qualora tale falsità venga pubblicamente verbalizzata ed esposta.
- La violenza codificata come surrogato etico: Il duello elevato a panacea universale, capace di cancellare istantaneamente qualsiasi colpa oggettiva attraverso l’assassinio rituale.
- La codardia mascherata da etichetta: Lo smascheramento finale dei fieri cavalieri che, intimoriti dalle conseguenze legali (‘gl’impicci’), non esitano a tradire lo stesso codice d’onore ricorrendo a vantaggi sleali.
Viene presupposta una netta distinzione antropologica e sociale tra l’essenza interna dell’individuo (la ‘condizione morale’) e la sua reputazione formale agli occhi del gruppo di pari.
Il testo assume implicitamente che il lettore riconosca la citazione della nota a piè di pagina sulla ‘superstizione’ inglese come una denuncia dell’ipocrisia diffusa nella civiltà borghese contemporanea, dove si è pronti a uccidere per un’accusa di falso pur mentendo costantemente.
Si presuppone inoltre che le classi inferiori siano escluse da questo gioco tragico dell’onore (‘se l’autore dell’affronto non appartiene alle classi…’), confermando che l’onore cavalleresco è un mero strumento di demarcazione e privilegio di classe, privo di universalità.
La coerenza interna è perfetta: l’autore accetta provvisoriamente le premesse folli del codice cavalleresco per poi spingerle all’estremo limite logico e farle crollare sotto il peso del ridicolo (lo schiaffo più grave della dannazione eterna).
La nota inserita nel testo funziona come un’ottima prova di incoerenza empirica dei duellanti, evidenziando la fallacia pragmatica di chi esige la morte altrui per un’accusa di menzogna senza poter esibire una vita di assoluta verità.
Il colpo da maestro sul piano logico si consuma nella conclusione: mostrando come gli ‘uomini d’onore’ aggirino le loro stesse regole assolute pur di evitare la forca (‘teme gl’impicci’), l’autore dimostra che il codice non si fonda sul coraggio o su un principio metafisico, bensì su una superba finzione sociale sorretta dall’opportunismo.
Filosoficamente, lo scritto riflette il pessimismo antropologico dell’autore e la sua critica radicale alle illusioni prodotte dall’orgoglio e dalla vanità umana (il bisogno di salvare le apparenze a scapito della sostanza).
Storicamente, il brano fotografa l’anacronistica sopravvivenza del duello nell’Europa dell’Ottocento, un’epoca in cui la borghesia e la nobiltà militare continuavano a ricorrere alle armi per risolvere le controversie private, sfidando le leggi degli Stati moderni.
Letterariamente, la prosa si colloca nella grande tradizione della satira filosofica europea, che va da Erasmo da Rotterdam a Voltaire, utilizzando il rigore della prosa scientifico-descrittiva per vivisezionare e ridicolizzare le superstizioni e i costumi della propria epoca.
- Citazione chiave 1: ‘L’onore non si dà pensiero di ciò che possa esser l’uomo in sé e per sé… Quando l’onore è stato per un momento intaccato o perduto, esso può esser prontamente ed interamente ristabilito… la panacea ne è il duello.’ – Compendia la natura formale e meccanica dell’onore di casta.
- Citazione chiave 2: ‘Allora se non si è ben sicuri che l’offensore si sottometta alle leggi dell’onore cavalleresco, si ricorre ad un rimedio palliativo che si chiama pigliar l’avvantaggio.’ – Svela l’ipocrisia finale e il crollo della facciata eroica di fronte alla paura delle conseguenze.
- Glossario – Uomini d’onore: Espressione ironica utilizzata per designare i membri delle classi elevate (militari, aristocratici) che regolano la propria esistenza sociale sulla base del codice cavalleresco anziché sulla legge morale comune o sulla ragione.
- Glossario – Summum Malum: Il male supremo; nel lessico filosofico tradizionale indica la peggiore condizione possibile per l’anima, ma nel gergo parodiato del testo viene identificato con l’affronto fisico di uno schiaffo.
- Glossario – Pigliar l’avvantaggio: Pratica opportunistica o espediente scorretto con cui l’offeso aggira il protocollo del duello rituale per colpire l’avversario in condizioni di superiorità, al fine di lavare l’onta evitando le sanzioni penali dello Stato.

























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