Room of the artistQuando gli orologi e le armi da fuoco occidentali fecero la loro comparsa in Estremo Oriente, í fantasiosi cinesi rimasero affascinati dagli orologi mentre i giapponesi furono attratti soprattutto dai cannoni. Presto i giapponesi iniziarono a fabbricare archibugi e sembra che ne producessero in discreta quantità. I giapponesi si interessarono agli orologi molto più tardi e quando ciò accadde si trovarono a dover risolvere un problema delicato. L’orologio europeo era basato su un sistema di una doppia serie di dodici ore di uguale durata, mentre i giapponesi misuravano il tempo in ore di durata variabile in base al giorno «naturale». Il tempo compreso tra l’alba e il tramonto era diviso in sei ore, e lo stesso accadeva per il tempo che andava dal tramonto all’alba. Di conseguenza durante l’estate le ore del giorno erano «lunghe» e quelle della notte erano «brevi», mentre durante l’inverno accadeva il contrario. Le ore del giorno e della notte erano di uguale durata solo all’equinozio di dicembre. Ovviamente non c’era orologio occidentale che si prestasse a questo sistema di computo del tempo.

Crediti
 Carlo M. Cipolla
 Le macchine del tempo
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