L’ostilità manifesta l’ospitalità
«Il chiudere la porta, l’inospitalità, la guerra, l’allergia, implicano già, come loro possibilità, l’ospitalità offerta o ricevuta: una dichiarazione di pace originale, più precisamente: pre-originaria». L’ospitalità dunque non ha nell’ostilità il suo contrario: gli stessi episodi di rigetto o intolleranza ricadono sotto la categoria dell’ospitalità, di cui l’ostilità non è che una testimonianza. Alla luce di queste affermazioni Derrida pone l’accento sul rischio che la guerra possa venire interpretata come continuazione della pace. Lévinas, puntualizza Derrida, non trae questa conclusione, ma nel suo discorso se ne possono rintracciare i presupposti: «[…] l’inospitalità, l’allergia, la guerra, ecc., vengono ancora a testimoniare che tutto comincia con il loro contrario, l’ospitalità. Si produce, di conseguenza, una dissimmetria gerarchizzante (apparentemente l’inverso di quella di Kant). La guerra, l’allergia o il rifiuto inospitale derivano ancora dall’ospitalità. L’ostilità manifesta l’ospitalità, essa ne rimane, suo malgrado, un fenomeno, con questa spaventosa conseguenza: la guerra può essere interpretata come la continuazione della pace con altri mezzi o in ogni caso come l’ininterruzione (ininterruption) della pace o dell’ospitalità. Pertanto questo grande discorso messianico sulla pace escatologica e su un’accoglienza ospitale che non è preceduta da nulla, nemmeno dall’origine, questo grande discorso possiamo intenderlo in qualsiasi modo salvo che come un irenismo politico. Che la guerra testimoni ancora la pace, ch’essa rimanga un fenomeno della pace, non è, evidentemente, la conseguenza che dichiara Lévinas, tuttavia il rischio rimane. In ogni caso ci è chiaramente detto che l’allergia, la dimenticanza inospitale della trascendenza d’Altri, questa dimenticanza del linguaggio, è, insomma, ancora una testimonianza, una testimonianza inconscia, se è possibile: essa attesta ciò che dimentica, vale a dire la trascendenza, la separazione, quindi il linguaggio e l’ospitalità, la donna e il padre».

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