L'Overlook come gigantesca provetta
Tutte vere le interpretazioni, come tutti veri i sensi dell’Overlook. Ma non un allacciarsi giocoso, in un intrecciarsi fantasy di anelli diversi. Tutte le chiavi e tutte le piste possono risultare definitive e totali, ciascuna sufficiente a contenere tutte le altre (da quella sociologica a quella psicoanalitica a quella della situazione dell’artista moderno). Discorso assurdo, contrario all’impenetrabilità dei corpi, si direbbe. Ma le immagini, senza spessore, permettono questo assurdo inghiottirsi a vicenda. Proprio questo resta e consiste, nel film. La forma stessa generale del contenere, dell’albergare, del generare immagini. L’Overlook come gigantesca provetta; laboratorio del mondo/inferno. Ciò che in 2001 era il monolito (puro segno ambiguo definitissimo e lucido) è qui tutto il film, la forma complessa di Shining. La casa, la camera in cui si produce un mondo di immagini, in cui le immagini si fanno vivere e si mettono a morte.

Crediti
 Enrico Ghezzi
 Stanley Kubrick
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Quotes per Enrico Ghezzi

Ricordo un anno al Festival di Taormina, Carmelo Bene si costituì in giuria a sé, come presidente di sé stesso, e passava gran parte delle notti a discutere sul bordo della grande piscina del San Domenico con un po' di amici e con Raul Ruiz. Erano dispute teologiche, appassionatissime perché in realtà distaccatissime, come un gioco di fioretto – che è tutto legato al guizzare, alla precisione – dove nessuno aveva in mano il fioretto.

Velluto Blu è il primo film di Lynch in cui non c'è bisogno di corpi mostruosi, in cui la mostruosità è una costante divaricazione del reale, della norma e non dalla norma.

In piena luce è il segreto del cinema di Ciprì e Maresco. Anzi, è la luce stessa. In essa consiste, aura immateriale e garanzia della visibile e «mostruosa» ed eccessiva materialità dei corpi.

È, fin dall'inizio, lo scontro con sé stesso, specialmente nello specchio, come nemico, come altro, come irraggiungibile; è lo scontro con la separazione dello spettacolo.

Tarkovskij ha sempre sfatto i suoi sogni figurativi nell'atto stesso di realizzarli: sfatti in nebbie, acque, bui, piogge, dissolvenze, sacrificando e consumando il corpo artistico dopo averlo appunto flagrantemente esibito...