⋯ Ellen Rogers ⋯

Colui che è troppo preso dal lavoro della propria anima non può sfuggire un fenomeno comune e malinconico, benché alquanto curioso: ossia, egli sperimenta la morte improvvisa di un ricordo insignificante che l’occasione fortuita richiama dall’ospizio umile e remoto in cui esso stava concludendo silenziosamente la propria oscura esistenza. Brilla di luce intermittente, pulsa ancora e ancora riflette la luce… ma un attimo dopo, proprio sotto i nostri occhi, esala l’ultimo respiro e tira e sfuma, non avendo retto al passaggio troppo brusco nello splendore accecante del presente. Da quel momento in poi non potremo disporre che dell’ombra, del riassunto di un ricordo, ormai privo, dell’ammaliante forza di convinzione dell’originale.

Crediti
 • Vladimir V. Nabokov •
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