L’ultimo canto d’amore di “El Chorito”
Sudamericano in terra di goti,
questo è il mio canto d’addio
ora che gli ospedali tralasciano
le colazioni e le ore del tè
con un’insistenza che non posso
che attribuire alla morte.
Svaniti i crepuscoli
lungamente studiati, finiti
i giochi dilettevoli che non portano
da nessuna parte. Sudamericano
in una terra più ostile
che ospitale, mi preparo
ad entrare nel vasto
corridoio sconosciuto
dove dicono fioriscano
le opportunità sprecate.
La mia vita fu una successione
di opportunità perse,
lettore di Catullo in latino
a malapena ebbi il coraggio di pronunciare
Sine qua non o Ad hoc
nell’ora più amara
della mia esistenza. Sudamericano
negli ospedali dei goti, che fare
se non ricordare le cose belle
che una volta mi accaddero?
I viaggi infantili, l’eleganza
di genitori e nonni, la generosità
della mia giovinezza perduta e con essa
la giovinezza perduta di tanti
compatrioti
sono adesso il balsamo del mio dolore,
sono adesso la favola incruenta
liberata in queste solitudini
che i goti non capiscono
o che capiscono in un altro modo.
Io fui oltremodo elegante e generoso:
seppi apprezzare le tempeste,
i gemiti dell’amore nelle baracche
e il pianto delle vedove,
ma l’esperienza non è che una beffa.
Nell’ospedale mi fanno compagnia
solo la mia immaturità premeditata
e i bagliori visti in un altro pianeta
o in un’altra vita.
Una cavalcata di mostri
dove El Chorito
ha un ruolo da protagonista.
Sudamericano nella terra di
nessuno, mi preparo
ad entrare nel lago
immobile, come il mio occhio,
dove si rifrangono le avventure
di Pedro Javier Lastarria
dal raggio incidente
fino all’angolo di incidenza,
dal seno dell’angolo
di rifrazione
fino alla costante chiamata
indice di rifrazione.
In argento: le cose brutte
trasformate in belle,
in apparizioni gloriose
le figure imbarazzanti,
la memoria della sconfitta
trasformata in memoria
del coraggio. Un sogno
forse, però
un sogno che ho conquistato
da solo.
Che nessuno segua il mio esempio
ma si sappia
che sono i muscoli di Lastarria
quelli che aprono questo cammino.
È la corteccia di Lastarria,
il battere di denti
di Lastarria, ciò che illumina
questa notte nera dell’anima,
ridotta, per mia gioia
e riflessione, a questo angolo
di stanza in ombra,
come una pietra febbrile,
come un deserto trattenuto
nella mia voce.
Sudamericano nella terra
delle ombre,
io che sempre fui
un cavaliere,
mi preparo ad assistere
al mio stesso volo d’addio.

Crediti
 • Roberto Bolaño •
 • I cani romantici •
  • trad. Francesco Marotta •
 • SchieleArt •   •  •

Similari
⋯  ⋯Che l’America sia di nuovo America
63% Langston HughesPoesie
Che l’America sia di nuovo America. Che torni a essere il sogno che era. Che sia il pioniere nella prateria Che cerca una casa dove essere libero. (L’America non è mai stata America per me.) Che l’America sia il sogno che i sognatori hanno sognato – Che s⋯

Egon Schiele ⋯ SunflowerL’essenza del testo
49% ArticoliElena CarusoLinguaggioSchiele Art
Barthes attraverso Il piacere del testo analizza le ragioni che spingono il lettore ad avvicinarsi ad un testo con un atteggiamento cannibalesco, quasi ne volesse divorare il tessuto, l’essenza. Cosa spinge il lettore a leggere fino a farsi del male! Fino⋯

Egon Schiele ⋯ LL’abbraccio: opera che parla ai nostri giorni
48% ArticoliDaniel di SchulerSchiele Art
A bocca aperta. Sara rimasto così, Gustav Klimt, vedendo quei fogli dell’album. Come Perugino quando Raffaello gli avrà mostrato quel che papà gli aveva insegnato. Come chi avrà sentire suonare l’ancor più giovane Mozart. Come tutti quelli cui capita di t⋯

Egon Schiele ⋯ Le belle persone lasciano segni
46% Pedro Almodóvar CaballeroPoesieSchiele Art
Ho sempre pensato che le belle persone non siano né facili né scontate. Le belle persone non sono nemmeno per tutti, perché non si fanno attraversare da tutti e nemmeno tutti sono in grado di farlo. Le immagino come una rosa. Non le puoi raggiungere sente⋯

Egon Schiele ⋯ L’inquietudine dell’individuo
42% ArticoliPsicologiaSchiele ArtUmberto Galimberti
Le nostre sofferenze psichiche, i nostri disagi esistenziali dipendono sempre da conflitti interni, da traumi remoti, da coazioni a ripetere esperienze antiche e in noi consolidate come vuole la psicanalisi, o qualche volta, e magari il più delle volte, d⋯

Yves Klein ⋯ Busso alla porta della pietra
39% PoesieWislawa Szymborska
Busso alla porta della pietra – Sono io, fammi entrare. Voglio venirti dentro, dare un’occhiata, respirarti come l’aria. – Vattene – dice la pietra. Sono ermeticamente chiusa. Anche fatte a pezzi saremo chiuse ermeticamente. Anche ridotte in polvere non f⋯