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Sempre, dopo un certo tempo, il «pensare» si ferma. Messo per iscritto, è ciò che chiameremo un pensiero. Eppure è proprio allora che bisognerebbe portarlo avanti, ma non ci sono più appigli. Abissi di nescienza lo fiancheggiano, lo precedono, lo seguono. Inestricabili contraddizioni, insormontabili incertezze, insomma una totale impotenza. Se insistiamo, abissi di nulla. Universi-nulla. Non c’è un solo pensiero che, portato avanti, non arrivi al «nulla». Allora, stremato, inetto, come un gesso nero su una lavagna nera, non può produrre nulla, fare nulla. L’universo impensabile si difende. Ancora molto, molto, molto poco di ciò che è, è pensabile.

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