L'uomo e il vuoto: riflessioni sulla perdita di sensoPrivo sia di desideri sia di motivi per vivere, mantenevo la disperazione a un livello accettabile, si può vivere essendo disperati, in fondo la maggior parte delle persone vive così, magari ogni tanto si chiede se può lasciarsi andare a una ventata di speranza, o meglio si pone l’interrogativo per poi rispondere negativamente. Tuttavia insistono, ed è uno spettacolo toccante. Ero capace di essere felice nella solitudine? Pensavo di no. Ero capace di essere felice in generale? È il tipo di domanda che credo sia meglio non farsi. Ero dunque al punto in cui l’animale ormai avanti con gli anni, logorato e sentendosi mortalmente colpito, si cerca una tana per andarvi a concludere la propria vita. Di solito gli uomini non sanno vivere, non hanno nessuna vera familiarità con la vita, non si sentono mai del tutto a proprio agio, perciò perseguono progetti diversi, più o meno ambiziosi, più o meno grandiosi, dipende, e ovviamente di solito falliscono e arrivano alla conclusione che avrebbero fatto meglio, molto semplicemente, a vivere, ma di solito, anche lì, è troppo tardi. Il mio progetto di scomparsa volontaria era riuscito alla perfezione, e adesso eccomi lì, uomo occidentale nella sua età di mezzo, al riparo dal bisogno per qualche anno, senza parenti né amici, privo sia di progetti personali sia di veri interessi, profondamente deluso dalla sua vita professionale precedente, avendo affrontato sul piano sentimentale esperienze diverse ma che avevano in comune il fatto di interrompersi, privo in fondo sia di motivi per vivere sia di motivi per morire.

Crediti
 Michel Houellebecq
 Serotonina
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