Marx ha mostrato con coerenza che la proprietà privata dei mezzi di produzione genera rapporti di sfruttamento economico e divide la società civile in classi antagoniste. La trasformazione socialista del sistema mira a superare questa divisione, sostituendo la proprietà privata con la proprietà sociale. Tuttavia, il passaggio storico da una forma all’altra non avviene per semplice decreto amministrativo. La coscienza quotidiana degli uomini resta segnata da secoli di abitudini borghesi consolidate. La nuova struttura richiede tempi lunghi per produrre i suoi effetti sul piano culturale e morale. Non basta cambiare la legge formale sulla proprietà per cambiare il modo di pensare delle persone. Serve una lunga opera di educazione, di esempio pratico, di partecipazione attiva alla vita collettiva della nazione. L’individuo deve imparare a vedere il proprio lavoro non come mero mezzo di sussistenza personale, ma come contributo alla comunità. Questo cambiamento non si ottiene con slogan o con decisioni amministrative arbitrarie. Il passaggio richiede generazioni di lavoro paziente.
Nella nostra società i mezzi di produzione sono finalmente diventati proprietà del popolo intero. Questo ha posto le basi per rapporti di collaborazione solidale tra i lavoratori. Eppure permangono fenomeni che sembrano contraddire il nuovo ordine: il furto di beni pubblici, la mancanza di cura per la proprietà collettiva, la ricerca di vantaggi personali a danno della comunità. Questi comportamenti non nascono dal sistema socialista, ma dalle vestigia del passato borghese che resistono nella mente degli individui. La proprietà sociale esiste come realtà giuridica ed economica, ma non sempre come realtà psicologica. Molti lavoratori ancora non sentono la fabbrica come casa propria, non vedono il bene comune come proprio bene. Questo scarto tra la struttura economica e la coscienza individuale crea tensioni che la propaganda formale non può nascondere. La lotta contro questi residui del passato è parte del processo di costruzione socialista.
A proposito della trasformazione di mio in nostro, non bisogna dimenticare che si tratta di un processo complesso e di lungo respiro, che non si può semplificare. Anche quando i rapporti di produzione socialisti trionfano definitivamente, alcuni conservano ancora e propagano abitudini individualiste, come l’aspirazione ad arricchirsi a spese degli altri, a spese della società. Queste, per riprendere le parole di Marx, sono conseguenze dell’alienazione del lavoro, e non si separano in maniera automatica e improvvisa dalla coscienza anche quando l’alienazione è liquidata. È comprensibile che tutto ciò non si ottenga da un giorno all’altro, all’indomani dell’istituzione della proprietà sociale. Ecco perché il nostro non può essere considerato, come appare subito evidente, un socialismo interamente costruito. La rivoluzione nei rapporti di proprietà non elimina da sola i lati negativi della vita umana che si sono accumulati nel corso dei secoli, ma senza di essa (è qui il punto) qualunque modello di socialismo, per attraenti che siano le vesti di cui lo si adorna, si rivelerà non vitale e non esisterà che nell’immaginazione dei suoi creatori. É una verità elementare del marxismo. Ed è giusta oggi come cento anni fa.
Chi crede che il socialismo possa nascere perfetto fin dal primo giorno commette un errore teorico e pratico. La costruzione di una nuova società richiede pazienza, lavoro costante e la lotta contro i residui del passato. La proprietà sociale è la condizione necessaria, ma non sufficiente. Serve anche un’educazione collettiva, l’esempio pratico della vita socialista, la partecipazione attiva delle masse alla gestione degli affari pubblici. Solo attraverso questa esperienza quotidiana l’individuo impara a sentire la proprietà sociale come propria, a vedere il bene comune come il proprio bene. La scuola, il luogo di lavoro, la famiglia devono diventare ambienti dove si forma il nuovo modo di pensare. Non si tratta di imporre regole dall’alto, ma di creare condizioni concrete in cui il comportamento collettivo appaia il più ragionevole e vantaggioso per tutti.
La storia del nostro paese conferma questa tesi. Dopo la rivoluzione abbiamo dovuto affrontare l’analfabetismo, la scarsa cultura politica, l’individualismo contadino. Questi problemi non si sono risolti in pochi anni. Oggi siamo di fronte a nuove sfide: la tecnologia richiede qualifiche elevate, la gestione economica esige competenze precise. Ma il compito centrale resta quello di coltivare l’uomo nuovo, capace di lavorare per la società senza bisogno di sorveglianza esterna. Questo è il senso della costruzione socialista: non solo cambiare le istituzioni, ma formare persone che vivano secondo principi collettivi. Il partito deve guidare questo processo con realismo, senza nascondere le difficoltà, senza perdere la fiducia nel traguardo finale. La strada è lunga, ma non esistono scorciatoie e occorre procedere con passo fermo.
Sulla strada del socialismo
Pubblicato in Italia: 1984 - Traduzione: Caterina Zaccaroni
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Questo volume esamina la complessa transizione verso la proprietà sociale dei mezzi di produzione, svelando come il superamento dell'individualismo borghese richieda una lunga opera di educazione collettiva, favorendo lo sviluppo naturale dell'essere umano e promuovendo il progresso civile, rinvigorendo la volontà di vivere in sintonia con la propria natura originaria e liberando la coscienza dai vecchi conformismi e dalle costrizioni autoritarie sociali, e promuovendo la fioritura di doti naturali umane.
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Il limite del potere legittimo ⋯
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La storia suggerisce che il capitalismo è una condizione necessaria per la libertà politica. Chiaramente non è una condizione sufficiente. Ci sono state società con libertà economica ma senza libertà politica. Ma non c'è mai stata una società con libertà politica senza libertà economica.
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Debolezze strutturali delle democrazie moderne ⋯
Le analisi istituzionali evidenziano debolezze strutturali nei sistemi democratici contemporanei. I cittadini abbandonano i canali rappresentativi tradizionali, favorendo alternative autoritarie. I leader politici sfruttano il malcontento diffuso proponendo soluzioni semplificatrici. Le élite amministrative perdono legittimità popolare, accelerando la crisi strutturale. Le riforme costituzionali urgenti preservano gli equilibri fondamentali. I dialoghi costruttivi rigenerano la coesione sociale. Le strategie comunicative innovative recuperano la prossimità umana. La partecipazione effettiva contrasta la sfiducia sistemica.
Nadia Urbinati La democrazia e i suoi nemici
Filosofia politica, Saggio politico
Alienazione: La conseguenza del lavoro estraniato che permane nella mente degli individui e ostacola lo sviluppo della coscienza solidale di ogni singolo lavoratore.
Individualismo: La egoistica tendenza individualista di stampo borghese che spinge a cercare il vantaggio personale e a rifiutare la collaborazione con la comunità.
Proprietà: La reale condizione giuridica dei mezzi di produzione che nel socialismo diventano collettivi per sopprimere la base dello sfruttamento e delle classi.
Socialismo: Il sistema sociale fondato sulla proprietà collettiva dei mezzi di produzione e sulla collaborazione solidale tra tutti i lavoratori della intera nazione.
La rivoluzione tradita di Lev Trockij
Il saggio esamina l’evoluzione dello Stato sovietico, denunciando il potere della burocrazia e la deviazione dai principi della rivoluzione. L’autore mostra come l’assenza di democrazia e il controllo autoritario abbiano bloccato la transizione verso il socialismo e tradito le speranze della classe operaia. Questa indagine politica invita a riflettere sui condizionamenti storici, spronando il lettore ad accogliere l’importanza della partecipazione collettiva per conquistare una reale libertà civile ed evitare le sottomissioni burocratiche della società attuale.
Che fare? di Vladimir Lenin
Il trattato esamina i compiti organizzativi del partito rivoluzionario, svelando come la coscienza di classe debba essere portata dall’esterno alla massa dei lavoratori. L’autore propone un modello di avanguardia coeso e disciplinato, capace di guidare i conflitti contro lo Stato capitalista. Questa analisi politica svela i pericoli dell’individualismo spontaneo, spronando ad accogliere la disciplina di partito e a promuovere l’emancipazione civile e lo sviluppo di doti naturali dei cittadini della nazione planetaria.
Utopia di Tommaso Moro
Il romanzo descrive un’isola immaginaria dove i cittadini vivono in comunità, dividendo equamente il lavoro e i beni senza la proprietà privata e il denaro. Questa narrazione filosofica propone una critica della società mercantile e delle sue ingiustizie distributive della ricchezza. Lo studio svela come l’abolizione dello scambio commerciale elimini l’avidità individuale, spingendo gli individui ad accogliere la cooperazione solidale e a lottare per una reale giustizia civile e per il benessere collettivo della società attuale.
Premesse: Marx dimostra che la proprietà privata divide la società in classi antagoniste; tuttavia, le abitudini e l’alienazione sorte sotto il capitalismo sopravvivono nella mente degli individui anche dopo la trasformazione della struttura economica.
Argomentazioni di supporto:
- La discrepanza tra realtà giuridica e psicologica: Fenomeni come il furto di beni pubblici e il disinteresse per la proprietà collettiva rivelano il persistere dei residui del passato borghese e contadino.
- L’insufficienza dei decreti e degli slogan: La nuova coscienza collettiva non si impone con direttive dall’alto o propaganda, ma richiede un processo formativo intergenerazionale basato sull’esempio pratico e la partecipazione.
- Ineludibilità della rivoluzione strutturale: Nonostante le sue immediate limitazioni sul piano della coscienza, la rivoluzione nei rapporti di proprietà resta il presupposto materiale irrinunciabile senza il quale ogni ‘modello’ socialista rimane pura utopia.
- Il ruolo guida delle istituzioni e del partito: La formazione dell”uomo nuovo’ passa per la scuola, la famiglia e il luogo di lavoro, guidata dal partito con realismo e fermezza.
Conclusioni: La costruzione del socialismo è un processo storico di lungo respiro che esige lavoro paziente e continuo; credere in un socialismo perfetto fin dal primo giorno è un errore teorico e pratico.
Nel primo paragrafo viene enunciato il quadro teorico marxista e introdotta la dicotomia tra struttura economica e sovrastruttura culturale/psicologica. Nel secondo paragrafo l’autore applica questo schema alla realtà concreta del paese, denunciando le contraddizioni (comportamenti individualisti, mancanza di cura per il bene comune) come ‘residui del passato’. Nel terzo paragrafo si approfondisce il problema teorico della transizione dal ‘mio’ al ‘nostro’, sottolineando la validità imperitura della lezione di Marx contro il socialismo utopico. Il quarto paragrafo delinea la soluzione pedagogico-pratica (il ruolo delle istituzioni educative e della partecipazione). L’ultimo paragrafo chiude il ciclo argomentativo richiamando il contesto storico specifico (analfabetismo, individualismo contadino) e riaffermando la funzione guida del partito.
- Il presupposto marxiano e il fattore tempo: L’insufficienza della trasformazione giuridica senza l’evoluzione culturale della coscienza.
- Lo scarto tra struttura e psicologia: La permanenza di comportamenti borghesi (furti, opportunismo) all’interno del nuovo ordine sociale.
- La dialettica della transizione (mio/nostro): La persistenza dell’alienazione e la difesa della rivoluzione dei rapporti di proprietà contro i modelli ideali/utopici.
- L’educazione dell’individuo collettivo: I canali pratici (scuola, fabbrica, famiglia) per la formazione del nuovo modo di pensare.
- La prova storica e la funzione del partito: Le sfide dello sviluppo, la coltivazione dell”uomo nuovo’ e la necessità di una guida politica realistica.
La metafora teorica della trasformazione del ‘mio’ in ‘nostro’ esprime il nocciolo della scommessa antropologica socialista. L’espressione ‘vestigia del passato borghese’ assolve a una funzione teorico-apologetica fondamentale: imputare le storture della società attuale (corruzione, parassitismo, scarso senso civico) non ai difetti intrinseci del sistema socialista instaurato, bensì all’inerzia della vecchia società oramai tramontata. L’idealizzazione dell’‘uomo nuovo’ evoca l’immagine di un individuo pienamente de-alienato, per il quale il lavoro sociale non richiede coercizione ma diventa spontanea necessità morale.
Si riscontra un’ampia profusione di categorie analitiche marxiane (‘proprietà privata’, ‘mezzi di produzione’, ‘classi antagoniste’, ‘alienazione del lavoro’, ‘struttura economica’). La fraseologia è pervasa da un Lessico d’ispirazione pedagogico-militante (‘uomo nuovo’, ‘residui del passato’, ‘costruzione socialista’, ‘passo fermo’, ‘funzione del partito’), inteso a trasmettere un senso di disciplina, rigore teorico, pazienza storica e determinazione.
- La dialettica tra Struttura e Sovrastruttura: La non-simultaneità tra il cambiamento dei rapporti di produzione e il mutamento della coscienza individuale.
- Il problema dell’alienazione residua: La persistenza dell’individualismo e dell’opportunismo nella società di transizione.
- La pedagogia del socialismo: La formazione dell’uomo nuovo attraverso l’esperienza pratica e le istituzioni collettive.
- Il ruolo della guida politica: La necessità del partito nel condurre con realismo e fermezza il processo di edificazione socialista.
Dà per scontato che i comportamenti antisociali presenti nel paese siano esclusivamente retaggi del passato capitalistico/borghese, escludendo a priori l’ipotesi che la burocratizzazione, la mancanza di incentivi reali o la struttura stessa dello Stato socialista possano generare nuove e autoctone forme di alienazione, inefficienza o resistenza individuale.
Tuttavia, dal punto di vista analitico, si rileva la fallacia dell’attribuzione esterna: identificare ogni fallimento etico o pratico del presente come ‘residuo del passato’ costituisce una strategia argomentativa infalsificabile. Il testo compensa questo limite logico offrendo un’analisi acuta e realistica della lentezza dei processi di mutamento culturale, opponendosi con coerenza alle illusioni del volontarismo utopico.
Si riallaccia direttamente a scritti fondamentali di Marx (L’ideologia tedesca, Manoscritti economico-filosofici del 1844, Critica del Programma di Gotha) e di Lenin (Stato e Rivoluzione), riprendendo il concetto leninista di ‘coltivare l’uomo nuovo’ e l’analisi dei problemi legati alla presenza dell’individualismo contadino e dell’analfabetismo nella fase post-rivoluzionaria.
- ‘Non basta cambiare la legge formale sulla proprietà per cambiare il modo di pensare delle persone.’
- ‘La proprietà sociale esiste come realtà giuridica ed economica, ma non sempre come realtà psicologica.’
- ‘La rivoluzione nei rapporti di proprietà non elimina da sola i lati negativi della vita umana… ma senza di essa qualunque modello di socialismo… si rivelerà non vitale e non esisterà che nell’immaginazione dei suoi creatori.’
Glossario dei termini:
- Alienazione del lavoro: Concetto marxiano indicante la condizione dell’operaio nella società capitalista, estaniato dal prodotto del proprio lavoro, dall’atto della produzione, dalla propria natura umana e dagli altri uomini.
- Proprietà sociale: Forma di proprietà in cui i mezzi di produzione appartengono all’intera collettività/popolo, eliminando lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e la classe proprietaria privata.
- Uomo nuovo: L’ideale antropologico del socialismo, indicante l’individuo liberato dall’egoismo borghese, dotato di elevata coscienza politica e orientato spontaneamente al bene comune.



















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