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… Era un mondo di soprassalti e d’impazienze, comunque, il mondo del suo presente squallore; lui solo, gli pareva di capire, possedeva in esso il segreto della dignità di starsene seduto tranquillo, a faccia a faccia col suo destino; così che, se si metteva a gironzare intorno o a riposare per breve tempo altrove, perfino gli sciocchi sospirosi – per quanto lui e Nan non si sarebbero mai comportati così – finivano dopo pochi minuti per andarsene, con l’aria altrettanto evidentemente inconsulta che quel loro starsene abbandonati lì sul sedile. Poi, una volta che quelli avevano voltato la schiena, egli si lasciava cadere sulla panchina della desolazione – quale lui, e lui solo, l’aveva fatta per triste consuetudine, dove, invece, quanto lui si era seduto a una estremità, bisognava notare che nessun altro si avvicinava mai. Vedeva gente lungo la marina prendersi quella libertà con altre presenze occupatrici; ma la sua colpiva forse, in genere, come una vicinanza troppo tetra, o anche soltanto troppo indecorosa. Avrebbe potuto dare al compagno di passeggiata l’impressione di un uomo malvagio, insocievole, forse occupato a meditare il piano di un delitto; oppure più probabilmente – perché, nell’insieme, appariva senza dubbio innocuo – dedito a coltivare un rimorso assolutamente indomabile.

Crediti
 • Henry James •
 • La panchina della desolazione •
 • Pinterest •   •  •

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