
In quel tempo i Malavoglia erano ancora in fiore, e il loro molo a Trezza pareva un porto sicuro per chiunque avesse bisogno di un consiglio o di una mano forte. Ma la fortuna, si sa, gira come la macina del mulino, e nessuno sapeva che la Provvidenza, carica di lupini, stava per incontrare il suo destino in mezzo al mare. Alfio Mosca, intanto, continuava a fare la sua vita solitaria tra il carro e la stalla. La Vespa, che era nipote di zio Crocifisso e aveva un pezzetto di terra al sole, gli faceva l’occhio dolce ogni volta che lo vedeva passare, e gli gridava dal ballatoio: O compar Alfio, quand’è che lo aggiustiamo questo matrimonio?. Ma Alfio scuoteva il capo e frustava l’asino, perché il suo cuore guardava altrove.
Però Alfio Mosca non ci pensava nemmeno alla Vespa, e se ci aveva qualcheduna per la testa, era piuttosto comare Mena di padron ‘Ntoni, che la vedeva ogni giorno nel cortile o sul ballatoio, o allorché andava a governare le bestie nel pollaio, e se udiva chiocciare le due galline che le aveva regalato si sentiva una certa cosa dentro di sé, e gli sembrava che ci stesse lui in persona nel cortile del nespolo, e se non fosse stato un povero carrettiere dal carro dell’asino, avrebbe voluto chiedere in moglie la Sant’Agata, e portarsela via nel carro dell’asino. Come pensava a tutto ciò si sentiva in testa tante cose da dirle, e quando poi la vedeva non sapeva come muover la lingua, e guardava il tempo che faceva, e le parlava del carico di vino che aveva preso per la Santuzza, e dell’asino che portava quattro quintali meglio di un mulo, povera bestia.
Mena l’accarezzava colla mano, la povera bestia, ed Alfio sorrideva come se gliele facessero a lui quelle carezze. Povera bestia! ripeteva lei, com’è stanca!. Alfio allora si faceva coraggio e rispondeva: È come me, comare Mena, che vado sempre per le strade al sole e alla pioggia, e non ho mai un posto dove riposare il capo se non sul carro o nella stalla. Mena abbassava gli occhi e continuava a cucire, mentre il sole tramontava dietro le case di Trezza, tingendo ogni cosa di rosso. Voi almeno andate per il mondo, diceva lei dopo un po’, e vedete tante cose nuove, mentre noi stiamo sempre qui, come il nespolo del cortile.
Il mondo è grande, comare Mena, replicava Alfio, ma chi non ha nulla non trova posto in nessuna parte. Se io fossi un signore, come quelli che passano in carrozza sulla strada di Catania, allora sì che il mondo sarebbe bello! Ma per un povero carrettiere come me, le strade sono tutte uguali, piene di polvere e di sassi. Mena lo guardava con un certo senso di pietà, perché sentiva che quel ragazzo era buono e lavoratore, proprio come suo fratello ‘Ntoni prima che partisse per il soldato. La roba non dà la felicità, mormorava lei, mio nonno dice sempre che chi si contenta gode, e che Dio pensa a tutti.
Vostro nonno è un uomo saggio, diceva Alfio sospirando, e i Malavoglia hanno la casa del nespolo e la barca in mare. Voi siete una regina, comare Mena, e troverete un marito che vi darà tutto quello che meritate. Io invece… io ho solo questo asino e questo carro. Mena sentiva un nodo alla gola e non sapeva cosa rispondere. Avrebbe voluto dirgli che a lei non importava della roba, che le bastava vedere quel sorriso onesto ogni sera alla fine della giornata, ma le parole restavano chiuse nel cuore, perché una ragazza per bene non deve fare il primo passo, e poi padron ‘Ntoni aveva già altri progetti per lei, progetti che parlavano di sensali e di doti consistenti.
L’ombra si allungava nel cortile e la chioccia chiamava i pulcini sotto le ali. Ora devo andare, disse Alfio prendendo le redini, il vino della Santuzza non aspetta, e domani devo essere presto sulla strada di Lentini. Dio v’accompagni, compar Alfio, rispose Mena restando sulla porta. Restò a guardarlo finché il carro non disparve dietro la svolta della chiesa, ascoltando il rumore dei sonagli che si affievoliva nel silenzio della sera. Le sembrava che una parte della sua vita se ne andasse con quel carretto cigolante, e si sentiva più sola, nonostante la casa fosse piena di gente.
Padron ‘Ntoni, dall’alto della scala, la chiamò: Mena, entra dentro, che l’aria della sera fa male. Hai pensato a mettere l’acqua per la minestra?. Sì, nonno, rispose lei con un filo di voce, e rientrò nell’oscurità della cucina, dove il fuoco brillava appena sotto la cenere, portandosi dietro il ricordo di quegli occhi stanchi e di quelle mani callose che avevano accarezzato l’asino come se stessero accarezzando un sogno impossibile. La vita a Trezza scorreva così, tra i bisogni della roba e i sospiri del cuore, e nessuno poteva sapere che presto tutto sarebbe cambiato, e che il carro di Alfio Mosca sarebbe tornato un giorno, ma senza più la gioia di trovare il cortile del nespolo fiorito come una volta.
Casa del Nespolo: La dimora storica dei Malavoglia a Aci Trezza. Rappresenta l’unità familiare e la sicurezza dello stato sociale originario; la sua perdita segna la definitiva rovina del nucleo domestico.
Ideale dell’ostrica: Concetto chiave del Verismo secondo cui i poveri, per non essere travolti, devono restare tenacemente attaccati al proprio ambiente e alle proprie tradizioni, proprio come l’ostrica allo scoglio.
Provvidenza: Nome ironico della barca dei Malavoglia. Il suo naufragio con il carico di lupini è l’evento scatenante della tragedia familiare, simboleggiando il fallimento della speranza di progresso economico.
Roba: Termine che in Verga indica l’insieme dei beni materiali e delle proprietà. È la vera divinità del mondo verista, l’unico criterio che determina il valore delle persone e la fattibilità dei matrimoni.
L'indifferenza della pioggia ⋯
La pioggia cadeva incessante sul lago di Como mentre Catherine moriva tra le mie bragne. Avevamo attraversato la guerra, la diserzione, l'esilio per stare insieme, ma la morte ci aveva raggiunti lo stesso. Non c'era giustizia, non c'era significato, non c'era protezione per chi amava. Uscii dall'ospedale e camminai sotto la pioggia, sapendo che niente avrebbe mai più avuto importanza. L'universo era indifferente alle mie sofferenze.
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Filosofia, Fenomenologia, OntologiaLa forza interiore nei momenti di perdita ⋯
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Letteratura fantastica, Romanzo di formazione, MetanarrativaUna porta destinata solo a te ⋯
La Legge dovrebbe essere accessibile a tutti e in ogni momento, ma questa porta era destinata soltanto a te. Nessun altro poteva ottenerne il permesso, perché era fatta apposta per te. Ora vado a chiuderla per sempre.
Franz Kafka Davanti alla legge
Racconto, ModernismoIl tragico greco rivive in artaud ⋯
Come può riemergere, in un pensiero contemporaneo, nella sua integrità, il tragico greco? Eppure eccolo, in un pensiero di Artaud: Je représente la fatalité qui m'élit.
Guido Ceronetti La fragilità del pensare
Saggistica, Critica letteraria, Saggistica
I Malavoglia di Giovanni Verga
Il capolavoro del Verismo italiano narra la decadenza della famiglia Toscano (detta Malavoglia) a causa del desiderio di miglioramento economico. L’episodio di Alfio e Mena descrive perfettamente l’ideale dell’ostrica: finché i personaggi restano attaccati allo scoglio delle tradizioni e del loro stato sociale, sono protetti; appena tentano di uscirne (sia per amore che per affari), vengono travolti dal mare del destino. La descrizione si sofferma sul linguaggio corale di Verga, che utilizza proverbi e modi di dire popolari per rendere autentica la voce della comunità di Aci Trezza.
Mastro-don Gesualdo di Giovanni Verga
Secondo capitolo del Ciclo dei Vinti, quest’opera sposta l’attenzione dalla lotta per la sopravvivenza dei Malavoglia alla lotta per l’ascesa sociale. Se Alfio Mosca accetta con rassegnazione la sua povertà, Gesualdo dedica la vita all’accumulo della roba, finendo però altrettanto vinto e solo. Il legame risiede nella visione pessimistica di Verga: sia che si cerchi l’amore (come Alfio e Mena) sia che si cerchi il potere economico, l’uomo è destinato a essere sconfitto dalle leggi spietate della società.
Vita dei campi di Giovanni Verga
Raccolta di novelle che include capolavori come La Lupa e Nedda. In questi racconti, Verga esplora le passioni primitive e violente della Sicilia rurale. Il legame con il brano risiede nella rappresentazione della rassegnazione e della fatica quotidiana. La figura di Alfio Mosca, il carrettiere solitario, richiama i protagonisti di queste novelle, uomini e donne legati indissolubilmente alla terra e alle stagioni, il cui destino è segnato dalla nascita e dal bisogno.







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