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Era una realtà piuttosto dura da affrontare: essere un niente che non fa niente.

Gente che cerca risposte facili a problemi grossi. Gente che dà la colpa agli ebrei o alle persone di colore per tutte le cose brutte che gli sono successe. Gente che non si rende conto che un monte di cose devono per forza andare storte, in un mondo grande come il nostro. E se c’è una ragione per cui va così – e non sempre c’è – be’, probabilmente non è una ragione sola, ma migliaia di ragioni. Ma è così che era fatto mio padre, come quella gente. Comprano il libro di un tizio che non sa un accidenti più di quanto sanno loro (altrimenti non avrebbe bisogno di scrivere libri). E così credono di mettere tutto in chiaro. Oppure si comprano un flacone di pillole. Oppure dicono che il problema sta tutto negli altri, e l’unica cosa da fare è liberarsi di loro. Oppure sostengono che dobbiamo fare la guerra a un altro paese. Oppure… oppure Dio sa cos’altro. Comunque, è così che era mio padre. È così che sono cresciuto. Non c’è niente di strano, penso, se io e le ragazze siamo sempre andati tanto d’accordo. Penso di essermi dato veramente da fare per andare d’accordo con loro, ne ho fatto quasi un mestiere senza rendermene conto. Perché uno deve avere qualcuno che lo apprezza. Deve avercelo, è naturale. E per natura le ragazze tendono ad apprezzare gli uomini. Credo che, a pensarci bene, stavo facendo lo stesso errore che fa quella gente di cui parlavo. Perché non esiste un problema più grosso dell’amore, niente è davvero così difficile da trovare, e a questo problema io stavo cercando di dare una risposta troppo facile.
Myra disse: «Aspettate, per favore! È tutto un malinteso.» Rallentarono un po’ e qualcuno disse: «Su, non si tormenti, Miss Myra. Non ne vale la pena, per questa carogna.» «Ma vuole sposarmi! Volevamo sposarci stasera!» Tutti rimasero parecchio sorpresi, me compreso, e anche sconcertati, ma non io. Sembrava proprio che raccogliessi quello che avevo seminato, come si dice. Era tutta la vita che davo la caccia alle femmine, senza curarmi del fatto che tutto quello che ha un fondoschiena da una parte ha anche i denti dall’altra, e adesso mi stavano masticando.
La guardai, i capelli sparsi sui cuscini, il calore del suo corpo che riscaldava il mio. E pensai, per la miseria, questo sì che è un gran modo di stare a letto con una bella donna. Tutti e due a discutere di omicidi, a minacciarsi, quando si suppone che siate innamorati e potreste fare tante cose molto più piacevoli. E poi pensai: be’, forse non è così strano, in fondo. Forse è così per la maggior parte della gente, tutti fanno più o meno lo stesso, ma in maniera diversa. E per tutto il tempo, hanno il paradiso in mano.
«Dunque, ecco cosa volevo chiederti, Nick, ed è una cosa che mi preoccupa tantissimo. Il fatto che non possiamo fare nient’altro… Questo ci giustifica?» «Be’, giustifichi un palo perché entra in un buco? Magari dentro quel buco c’è un nido di conigli e il palo li schiaccerà. Ma è davvero colpa del palo, se è fatto apposta per riempire quello spazio?» «Ma l’analogia non funziona, Nick. Stai parlando di oggetti inanimati.» «Ah, sì?» risposi. «E noi non siamo tutti relativamente inanimati, George? Quanto libero arbitrio esercita ciascuno di noi? Abbiamo limitazioni su tutta la linea, la nostra struttura fisica, quella mentale, l’ambiente da cui proveniamo; tutte cose che ci modellano in un certo modo, ci preparano per un certo ruolo nella vita, e George, è meglio che quel ruolo lo impersoniamo o riempiamo quel buco o come cavolo preferisci metterla, o l’inferno intero ci crollerà dal cielo sulla testa. È meglio che facciamo quello che siamo stati creati per fare, sennò scopriremo che lo stanno facendo a noi.»
Sbadigliai e mi stiracchiai. Avevo proprio bisogno di dormire un po’, ma io ho sempre bisogno di dormire, credo, come ho sempre bisogno di mangiare. Perché le mie erano fatiche poderose (il vecchio Ercole non sapeva cosa volesse dire lavorare sodo) e che altro c’è da fare, se non mangiare e dormire? E quando mangi e dormi non devi angustiarti per le cose che non puoi cambiare. E che altro c’è da fare, se non ridere e scherzare… Come fai, altrimenti, a sopportare l’insopportabile? Piangere non serviva a niente, questo era certo. L’avevo già provato, nel mio tormento: avevo pianto e singhiozzato che più forte non si può, e non era servito a un bel niente.

Crediti
 • Jim Thompson •
 • POP. 1280 •
 • Pinterest •   •  •

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