
La guerra è uno dei principali motivi di frizione tra Joyce [Lussu] e le femministe storiche. Ci sono donne che hanno sostenuto la guerra da complici parassitarie integrate nei meccanismi del capitalismo avanzato. Attorno al tema della guerra, come sappiamo, Joyce ha continuato a lavorare tutta la vita: torna in forma di breve storia antimilitarista ne L’uomo che voleva nascere donna. Diario femminista a proposito della guerra (1978). Joyce contesta la delega agli uomini del «problema della guerra» da parte dei movimenti femminili che così perpetuano «l’antica divisione secondo cui le donne si occupano delle questioni personali e gli uomini di quelle decisive». Per di più questi uomini appartengono a una particolare categoria, quella dedita alla pratica militare che, esattamente come avviene nella pratica religiosa con il clero, esclude totalmente le donne. Dopo il suo impegno in prima linea come resistente e la partecipazione alle liberazioni degli altri, dopo la militanza nel movimento dei Partigiani della pace, nel dopoguerra Joyce affronta la questione militare denunciando due fenomeni tipici dell’epoca che riguardano proprio il nostro paese: la presenza di basi americane nel nostro territorio e le servitù militari imposte alla Sardegna, oltre allo sviluppo dell’industria bellica assai fiorente nell’area del bresciano dove si producono mine, elicotteri e armi sempre più sofisticate che esportate costituiscono una delle voci principali del nostro Pil.



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