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Nei tempi antichi, un ragazzo e una ragazza, fratello e sorella (il nome del ragazzo era A’neglakya e il nome della ragazza A’neglakyatsi’tsa), vivevano all’interno della terra, ma di frequente venivano nel mondo esterno e girovagavano, osservando molto attentamente ogni cosa che vedevano e udivano, e ripetendo tutto alla loro madre.
Questo costante parlare non piaceva ai Divini. Incontrando il ragazzo e la ragazza, i Divini chiesero: “Come state?”, e il fratello e la sorella risposero: “Siamo felici” (a volte A’neglakya e A’neglakyatsi’tsa apparivano sulla terra come persone vecchie). Essi dissero ai Divini come potevano fare un sonno e vedere spiriti, e come potevano camminare per un po’ e vedere uno che aveva commesso un furto.
Dopo questo incontro, i Divini conclusero che A’neglakya e A’neglakyatsi’tsa sapevano troppo, e che sarebbero stati esiliati per sempre da questo mondo; così, i Divini causarono la scomparsa del fratello e della sorella nella terra per sempre.
Nel luogo dove i due discesero, spuntarono dei fiori – fiori esattamente come quelli ch’essi portano su ogni lato delle loro teste quando sono in visita sulla terra. (Si riferisce alle rappresentazioni dei fiori di datura utilizzate cerimonialmente dagli Zuñi, dagli Hopi e da altre tribù limitrofe; sono ricavate dai frutti di certe piante e vengono appese ai lati della testa.) I Divini chiamarono la pianta a’neglakya, dal nome del ragazzo.
La pianta originale ha molti bambini sparsi sulla terra; alcuni fiori sono tinti di giallo, alcuni di blu, alcuni di rosso, alcuni sono tutti bianchi – i colori che provengono dai quattro punti cardinali.

Crediti
 • Matilda Coxe Stevenson •
 • Ethnobotany of the Zuñi Indians •
  • 30° Annual Report of the Bureau of American Ethnology •
 • Pinterest •   •  •

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