Egon Schiele ⋯ Storeroom with Civilian Worker in Vienna
Per quanto Ivan sia stato creato certamente per me, pure non posso accampare pretese su di lui io sola. Perché lui è venuto per rendere di nuovo le consonanti solide e palpabili, per aprire di nuovo le vocali perché risuonino piene, per farmi tornare le parole sulle labbra, per ristabilire i primi rapporti distrutti e redimere i problemi, e così non mi allontanerò di uno iota da lui, disporrò l’una sull’altra le nostre iniziali identiche, squillanti, con cui firmiamo i nostri biglietti, le scriverò una sopra l’altra, e dopo l’unione dei nostri nomi potremmo incominciare con cautela con queste prime parole a rendere ancora onore a questo mondo, perché esso possa augurarsi di farsi ancora onore, e poiché noi vogliamo la resurrezione e non la distruzione, ci guardiamo bene dallo sfiorarci pubblicamente, e solo di nascosto ci guardiamo negli occhi, perché con i suoi sguardi Ivan deve prima lavare dai miei immagini che sono cadute sulla retina prima del suo arrivo, e dopo molti lavaggi emerge di nuovo una immagine cupa, orribile, quasi inestinguibile, e allora Ivan me ne spinge sopra una chiara, perché non esca da me un brutto sguardo, perché io perda quel terribile sguardo che so di dove m’è venuto, ma non ricordo da dove, non ricordo…(ancora non puoi, ancora no, molte cose ti turbano…).
Ma poiché Ivan incomincia a guardarmi, non può più andare tanto male sulla terra.

Crediti
 • Ingeborg Bachmann •
 • Malina •
 • SchieleArt •  Storeroom with Civilian Worker in Vienna • 1917 •

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