Egon Schiele
Ah, preparati, perché ora parliamo di un personaggio che è una vera forza della natura: Nyai Ontosoroh. Se la tenuta dei Mellema è un regno, lei ne è la regina indiscussa, anche se il mondo esterno, quello coloniale olandese, si rifiuta di riconoscerle la corona. Nyai Ontosoroh è la madre di Annelies, la concubina nativa di Herman Mellema. E qui, amico mio, Pramoedya fa un lavoro magistrale nel demolire uno stereotipo dopo l’altro.

Nell’immaginario coloniale, e spesso anche in quello di una parte della società nativa più conservatrice, la parola nyai evocava immagini di sottomissione, ignoranza, sensualità esotica al servizio del maschio europeo. Una nyai era una donna di casa non ufficiale, priva di diritti legali, la cui posizione dipendeva interamente dal capriccio del suo padrone bianco. Molte erano state vendute dalle proprie famiglie o costrette dalle circostanze a entrare in queste unioni. Ma Nyai Ontosoroh è tutt’altro. Sì, la sua storia inizia con un’ingiustizia terribile – venduta giovanissima dalla sua stessa famiglia a Herman Mellema – ma da quella posizione di estrema vulnerabilità, lei ha saputo costruire un impero.

Quando Minke la incontra e inizia a conoscerla, scopre una donna di un’intelligenza formidabile, con un acume per gli affari che farebbe impallidire molti imprenditori olandesi. È lei che di fatto gestisce la Boerderij Buitenzorg, l’azienda agricola. Conosce ogni dettaglio della produzione, sa come trattare con i fornitori, come gestire i lavoratori, come far fruttare la terra. Parla olandese, anche se con un accento, e si è auto-educata leggendo i libri che Herman Mellema teneva in casa. Non è solo una manager capace; è una stratega. Ha una visione chiara, una determinazione di ferro.

Il suo status sociale, però, rimane quello di una concubina. Agli occhi della legge olandese, non ha diritti sull’azienda, non ha diritti sui suoi stessi figli se il padre olandese o i suoi parenti legittimi decidessero di reclamarli. Questa è la tragedia e la grandezza di Nyai Ontosoroh. È consapevole della sua posizione precaria, ma non si lascia schiacciare. Al contrario, lotta con ogni fibra del suo essere per proteggere ciò che ha costruito e, soprattutto, per garantire un futuro ai suoi figli, Annelies e Robert.

La sua forza non è solo pragmatica, è anche morale. Nonostante le umiliazioni subite, ha sviluppato una profonda comprensione delle dinamiche di potere, del razzismo, dell’ipocrisia della società coloniale. Diventa una sorta di mentore per Minke, spingendolo a riflettere, a mettere in discussione, a non accettare passivamente le ingiustizie. Le sue conversazioni con Minke sono tra le parti più potenti del romanzo, piene di saggezza amara ma anche di indomita speranza. È come se dicesse: Sì, il mondo è ingiusto, il sistema è contro di noi. Ma questo non significa che dobbiamo arrenderci. Dobbiamo imparare le loro regole per combatterli con le loro stesse armi, e non dimenticare mai chi siamo.

Nyai Ontosoroh è un personaggio rivoluzionario per la letteratura indonesiana e mondiale. Rappresenta la resilienza delle donne oppresse, la capacità di trovare potere anche nelle circostanze più avverse. Sfida il patriarcato coloniale e quello tradizionale giavanese. È un simbolo di come l’educazione (anche quella autoimposta) e la consapevolezza possano trasformare una vittima in una combattente. La sua figura è così potente che quasi oscura gli altri personaggi maschili, incluso, a volte, lo stesso Minke. Pramoedya, attraverso di lei, ci offre una critica radicale del colonialismo e del patriarcato, mostrando come le donne, e in particolare le donne native relegate ai margini, potessero essere depositarie di una forza e di una lucidità straordinarie. È un personaggio che non si dimentica, un vero pilastro del romanzo.

Crediti
 Autori Vari
  *Il mondo degli uomini* di Pramoedya Ananta Toer
  Un giovane giavanese colto nell'Indonesia coloniale affronta amore, ingiustizia e perdita. La sua educazione europea e le relazioni con una famiglia multiculturale lo spingono verso una crescente consapevolezza politica, trasformando il dolore personale in una determinata lotta per l'emancipazione del suo popolo.
 SchieleArt •   • 

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