Egon SchieleOra, se Nyai Ontosoroh è la forza e la spina dorsale della famiglia Mellema, suo marito europeo, Herman Mellema, ne è la rovina, l’ombra oscura che si allunga su tutti. Immagina il classico stereotipo del colono europeo andato alla deriva nelle colonie: ecco, Herman Mellema ne è una rappresentazione quasi perfetta, ma con delle sfumature che lo rendono ancora più tragico e patetico. È il padre olandese di Annelies e Robert, l’uomo che ha acquistato Nyai Ontosoroh anni prima. Sulla carta, dovrebbe essere il capofamiglia, il detentore del potere. In realtà, è un uomo distrutto.

Pramoedya ce lo dipinge come un alcolizzato cronico, una figura instabile, spesso assente o, quando presente, fonte di imbarazzo e tensione. Ha perso quasi ogni traccia dell’uomo che forse era un tempo, quello che aveva avuto l’energia e l’acume per avviare l’azienda agricola. Ora è un relitto, consumato dal vizio e, forse, dai fantasmi del suo passato e dalle contraddizioni della sua stessa vita. Lui, l’europeo superiore, è completamente dipendente, in tutto e per tutto, dalla gestione e dalla forza della sua concubina nativa, Nyai. Questa inversione di ruoli è una delle ironie più potenti del romanzo.

Quando l’amore tra Minke e Annelies inizia a farsi serio, Herman Mellema, nelle sue rare e confuse lucidità, o più spesso nei suoi deliri alcolici, si oppone. Ma la sua non è l’opposizione di un padre preoccupato per il bene della figlia. È piuttosto il grugnito di un animale ferito, un misto di gelosia possessiva (Annelies è sua figlia, parte della sua proprietà), di pregiudizio razziale (Minke è un nativo, per quanto colto, e quindi inferiore), e forse anche di un oscuro risentimento verso Nyai, la donna che lo ha di fatto soppiantato nella gestione della loro vita e della loro ricchezza.

Il conflitto con Herman Mellema non è uno scontro tra pari. Minke e Annelies, e persino Nyai, non possono ragionare con lui. È imprevedibile, a volte violento verbalmente, altre volte completamente apatico. Rappresenta la decadenza morale di una certa parte del mondo coloniale, uomini che, lontani dalla madrepatria e investiti di un potere quasi assoluto sui nativi, finivano per perdere ogni freno inibitore, ogni bussola etica. È il lato oscuro del padrone bianco, quello che dietro una facciata di superiorità nascondeva debolezze, vizi e una profonda infelicità.

La sua figura serve anche a mettere in risalto, per contrasto, la forza e la dignità di Nyai e la purezza dei sentimenti di Minke e Annelies. Di fronte alla sua abiezione, la loro integrità brilla ancora di più. La sua opposizione è scomposta, irrazionale, e quindi ancora più frustrante per i giovani amanti. Non c’è modo di appellarsi alla sua ragione o al suo affetto paterno, perché sembrano essere stati annegati nell’alcol e nell’autocommiserazione.

Questo conflitto è importante perché mostra come le dinamiche di potere all’interno della famiglia Mellema siano complesse e disfunzionali. Herman è nominalmente il capo, ma di fatto è un peso, una fonte di problemi. La sua presenza – o meglio, la sua ingombrante assenza di lucidità – contribuisce a creare un’atmosfera di instabilità e di pericolo costante. La sua figura è un monito: il potere coloniale, quando non supportato da responsabilità e integrità morale, può portare alla rovina non solo i colonizzati, ma anche gli stessi colonizzatori. Herman Mellema è la prova vivente di come il sistema coloniale potesse corrodere e distruggere dall’interno. La sua opposizione, per quanto patetica, è comunque un ostacolo reale che Minke e Annelies dovranno affrontare.

Crediti
 Autori Vari
  *Il mondo degli uomini* di Pramoedya Ananta Toer
  Un giovane giavanese colto nell'Indonesia coloniale affronta amore, ingiustizia e perdita. La sua educazione europea e le relazioni con una famiglia multiculturale lo spingono verso una crescente consapevolezza politica, trasformando il dolore personale in una determinata lotta per l'emancipazione del suo popolo.
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