Come una macchina implacabile che si mette in moto, la legge coloniale olandese inizia a stringere la sua morsa attorno alla famiglia Mellema, a Nyai Ontosoroh, a Minke e Annelies. Dopo la morte di Herman, e soprattutto dopo lo scandalo del matrimonio interrazziale, le autorità non possono più far finta di niente o lasciare che le cose si risolvano all’interno della famiglia allargata di Nyai. No, ora è il momento per il sistema di mostrare i muscoli, di riaffermare chi comanda.
Parte un’indagine ufficiale. Sulla carta, si tratta di fare chiarezza sulle circostanze della morte di Herman Mellema. Era davvero un incidente? C’è qualcos’altro sotto? Ma ben presto, l’indagine si allarga, come una macchia d’olio. Si inizia a mettere in discussione la legittimità dell’intera esistenza della famiglia Mellema come entità economica e sociale. Chi ha diritto all’eredità? Nyai Ontosoroh, la concubina nativa che ha mandato avanti l’azienda per anni con intelligenza e fatica? O i suoi figli, Annelies e Robert, considerati naturali ma non legittimi secondo le leggi europee? Oppure, e qui sta il vero nodo, ci sono parenti puri olandesi di Herman Mellema, magari in Olanda, che potrebbero avanzare pretese?
L’intervento della legge olandese, amico mio, non è un intervento neutrale e imparziale alla ricerca della verità. Nel contesto coloniale, la legge è prima di tutto uno strumento di potere, un mezzo per mantenere e rafforzare il dominio dei colonizzatori e per proteggere i loro interessi. E gli interessi degli europei, in questo caso, potrebbero non coincidere affatto con quelli di Nyai e dei suoi figli. Anzi.
Pramoedya ci mostra con grande lucidità come la legge, che dovrebbe essere garanzia di giustizia, possa diventare un’arma di oppressione. I funzionari coloniali, i giudici, gli avvocati (quelli che difendono gli interessi europei, ovviamente) iniziano a esaminare ogni documento, ogni testimonianza, con l’intento, nemmeno troppo nascosto, di trovare appigli per smantellare l’impero costruito da Nyai e, possibilmente, per punire l’audacia di Minke e Annelies.
Per Nyai, Minke e Annelies, questo intervento legale è come entrare in un labirinto burocratico e ostile. Devono confrontarsi con una lingua (l’olandese giuridico) e con concetti legali che sono estranei alla loro cultura e che sembrano progettati apposta per confonderli e intimidirli. Minke, con la sua educazione, cerca di capire, di difendersi, ma si scontra con un muro di gomma, con una logica che non è quella della giustizia umana, ma quella della conservazione del potere coloniale.
Le indagini sulla morte di Herman diventano un pretesto per frugare nelle vite private, per mettere in discussione la moralità di Nyai, la validità del matrimonio tra Minke e Annelies, il diritto di Nyai di gestire l’azienda. È una pressione psicologica enorme, un tentativo di logoramento che mira a far crollare le loro difese. La giustizia coloniale si rivela per quello che è: un sistema che privilegia la razza e lo status, dove un europeo, anche se defunto e problematico come Herman Mellema, ha più diritti post-mortem di una donna nativa viva e capace come Nyai.
Questo intervento legale segna una nuova fase della lotta. Non si tratta più solo di affrontare il pregiudizio sociale, ma di combattere contro le istituzioni stesse, contro un apparato statale che sembra determinato a schiacciarli. È la dimostrazione che la battaglia per la dignità e i diritti, nel contesto coloniale, è una battaglia impari, dove le regole del gioco sono truccate fin dall’inizio. Ma Nyai, come vedremo, non è tipo da arrendersi facilmente.
*Il mondo degli uomini* di Pramoedya Ananta ToerUn giovane giavanese colto nell'Indonesia coloniale affronta amore, ingiustizia e perdita. La sua educazione europea e le relazioni con una famiglia multiculturale lo spingono verso una crescente consapevolezza politica, trasformando il dolore personale in una determinata lotta per l'emancipazione del suo popolo.
SchieleArt • •
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Gli storici hanno l'obbligo e il dovere di essere precisi, veritieri e del tutto spassionati, sì che né il tornaconto, né il timore, né il risentimento, né la simpatia li facciano deviare dalla verità, madre della quale è la storia, rivale del tempo, ricettacolo dei fatti, testimonio del passato, esempio e consiglio del presente, avvertimento del futuro.
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In teoria gli stoici hanno ragione. In pratica tutto gioca contro di loro. Dalla mattina alla sera non facciamo che prendere posizione pro o contro cose su cui non abbiamo alcun potere. La «vita» è questo, è un folle tentativo di uscire dalla nostra impotenza; la «vita» è una corsa allo stesso tempo voluta e inevitabile verso (...è squillato il telefono e ho dimenticato che cosa volevo dire).
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Filosofia del novecento, Riflessione esistenziale, DiaristicaLa libertà di parola come bene comune ⋯
Nulla è più sicuro per lo Stato se non ricondurre la pietà e la religione alla sola pratica della carità e della giustizia, e riferire alle sole azioni il diritto dei poteri sovrani, che esso riguardi gli affari sacri o quelli profani. Per il resto, si conceda a ciascuno di pensare ciò che vuole e di dire ciò che pensa.
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