Egon Schiele
Dopo giorni, forse settimane, di udienze, di testimonianze, di arringhe e contro-arringhe, arriva il momento che tutti temevano, ma che Nyai e Minke speravano ancora, contro ogni logica, di poter evitare: la sentenza del tribunale coloniale olandese. E quella sentenza, amico mio, cade come una ghigliottina, fredda, spietata, inappellabile. È la quintessenza dell’ingiustizia mascherata da legalità.

Il tribunale, composto ovviamente da giudici olandesi, applicando alla lettera (e con un’interpretazione chiaramente di parte) le leggi coloniali, emette il suo verdetto. E cosa dice questo verdetto? Dice che Nyai Ontosoroh, la donna che ha costruito e gestito l’impero dei Mellema, la madre che ha cresciuto Annelies, non conta nulla. È una concubina, una nativa, e come tale non ha diritti sull’eredità del defunto Herman Mellema. Tutta la sua fatica, la sua intelligenza, i suoi sacrifici, cancellati con un colpo di penna.

Ma la parte più crudele, più disumana della sentenza, riguarda Annelies. La corte decreta che Annelies, essendo figlia naturale (cioè illegittima secondo i canoni europei) e, soprattutto, essendo considerata nativa o al massimo meticcia senza pieni diritti europei nonostante il padre olandese, non ha diritto a ereditare nulla. L’intera, fiorente azienda agricola, i beni, tutto ciò che suo padre possedeva, andrà all’unico erede legittimo riconosciuto dalla legge olandese: Maurits Mellema, il figlio purosangue nato in Olanda.

E non è finita qui. La sentenza stabilisce anche che Annelies, essendo minorenne (secondo i loro calcoli) e ora orfana di un padre europeo la cui eredità è stata assegnata a un altro, deve essere tolta alla custodia di sua madre Nyai. Perché? Perché Nyai, essendo una nativa e una ex concubina, non è considerata una tutrice adeguata secondo gli standard europei. Annelies deve essere affidata al suo fratellastro Maurits, che dovrà portarla con sé in Olanda, presumibilmente per garantirle un’educazione europea e civile.

È una decisione mostruosa, che ignora completamente i legami affettivi, la realtà della vita di Annelies, la sua fragilità emotiva, il suo amore per Minke (con cui, ricordiamolo, si è anche sposata, seppur con un rito che la corte olandese probabilmente considera irrilevante o invalido). Annelies viene trattata come un pacco postale, un oggetto da spostare da un tutore all’altro, senza alcun riguardo per i suoi sentimenti o la sua volontà.

Questa sentenza è la manifestazione più brutale del razzismo e dell’arroganza coloniale. È la legge usata non per fare giustizia, ma per perpetuare il dominio, per proteggere i privilegi degli europei, per ribadire che i nativi e i meticci sono inferiori, subordinati, privi di diritti fondamentali come quello di rimanere con la propria madre o di decidere del proprio destino. Per Minke, per Nyai, e per la stessa Annelies (nella misura in cui riesce a comprendere la portata della tragedia), è un colpo devastante. Tutte le loro speranze, le loro lotte, sembrano essere state vane. La giustizia coloniale ha parlato, e la sua voce è quella della sopraffazione. Pramoedya, attraverso questa scena, ci mostra il volto più crudele e disumano del colonialismo, quello che si ammanta di legalità per commettere le peggiori ingiustizie.

Crediti
 Autori Vari
  *Il mondo degli uomini* di Pramoedya Ananta Toer
  Un giovane giavanese colto nell'Indonesia coloniale affronta amore, ingiustizia e perdita. La sua educazione europea e le relazioni con una famiglia multiculturale lo spingono verso una crescente consapevolezza politica, trasformando il dolore personale in una determinata lotta per l'emancipazione del suo popolo.
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