La morte di Buenaventura Durruti, avvenuta in un letto dell’Hotel Ritz di Madrid (all’epoca trasformato in ospedale del sangue) nelle prime ore del 20 novembre 1936, a seguito di una ferita mortale riportata il giorno prima durante un’ispezione al fronte nella zona della Ciudad Universitaria, è uno dei più grandi, oscuri e persistenti misteri irrisolti dell’intera Guerra Civile Spagnola. Le circostanze esatte della sua fine sono avvolte da una nebbia fittissima di versioni contrastanti, testimonianze contraddittorie o ritrattate, documenti scomparsi e spudorata propaganda politica, che rendono quasi impossibile, ancora oggi, stabilire una verità storica definitiva e inconfutabile. Questo mistero, tuttavia, non è un semplice aneddoto da romanzo giallo; è di per sé un fatto storico estremamente significativo, poiché riflette in modo emblematico la complessità, la brutalità e la velenosità del clima politico che si respirava nel campo repubblicano in quel preciso momento, un clima di lotta mortale per l’egemonia.
La versione ufficiale, diffusa immediatamente e con grande fretta dalle autorità repubblicane e, in modo sorprendente, avallata anche dai vertici della CNT, parlò di un tragico incidente. Durruti sarebbe stato colpito mortalmente da un proiettile partito accidentalmente dal suo stesso fucile mitragliatore, un naranjero, notoriamente un’arma poco affidabile, mentre scendeva dall’auto. Questa versione, sebbene tecnicamente possibile, apparve fin da subito estremamente debole e poco convincente a molti. Era, tuttavia, una versione politicamente molto funzionale: attribuendo la morte al caso, si evitava di accusare chiunque e si prevenivano possibili e disastrose spaccature nel fronte antifascista, proprio nel momento più critico della difesa di Madrid. Ma lasciava aperti troppi interrogativi e non spiegava le reticenze e le versioni discordanti fornite dai suoi stessi compagni presenti al momento del fatto.
Subito, come è naturale in questi casi, si fecero strada altre ipotesi. La prima, quella di un proiettile vagante sparato da un cecchino franchista, è ovviamente plausibile, dato il contesto di combattimento intenso. Durruti era una figura riconoscibile e si esponeva costantemente al pericolo. Tuttavia, anche questa ipotesi, per quanto neutra e rassicurante, si scontra con diverse incongruenze, come la traiettoria del proiettile e, di nuovo, il comportamento ambiguo dei testimoni più stretti, che sembrarono voler nascondere qualcosa. Una terza ipotesi, meno battuta ma non impossibile, è quella del fuoco amico: un colpo partito per errore da uno dei suoi stessi miliziani, magari giovane e inesperto, un fatto che sarebbe stato poi coperto per evitare accuse di negligenza e per non infangare l’onore della colonna.
Ma la tesi più forte, più inquietante e politicamente più esplosiva è quella dell’assassinio politico. I principali sospettati, nell’analisi di molti storici e nelle convinzioni di tanti militanti dell’epoca, sono i comunisti e i loro consiglieri dei servizi segreti sovietici. La logica dietro questa tesi è spietata ma impeccabile. Durruti non era un leader qualsiasi. Era il leader più carismatico, amato e intransigente del movimento anarchico, il principale e più temibile ostacolo alla strategia comunista di liquidare la rivoluzione sociale e di assumere il controllo totale dell’apparato militare e statale repubblicano. La sua presenza a Madrid, lontano dalla sua base di potere e dai suoi fedelissimi in Catalogna, lo rendeva eccezionalmente vulnerabile. Il suo omicidio sarebbe stato un colpo da maestro: avrebbe decapitato il movimento anarchico del suo leader più prestigioso e combattivo, gettandolo nello scompiglio e facilitandone la sottomissione. Molti indizi, come la presunta provenienza del proiettile (che secondo alcuni testimoni sarebbe stato sparato a distanza molto ravvicinata, da dietro o di lato, e non dal fronte nemico), le manovre politiche dei giorni precedenti e il comportamento trionfalistico dei leader comunisti dopo la sua morte, puntano in questa torbida direzione. Altre varianti, meno accreditate, della tesi del complotto includono un omicidio da parte di anarchici rivali, appartenenti all’ala più moderata e governativa, che vedevano in Durruti un ostacolo alla loro politica di collaborazione, ma questa ipotesi appare meno solida.
Indipendentemente da chi abbia premuto il grilletto, la morte di Durruti fu un evento politicamente devastante, un colpo mortale per il movimento anarchico. Privò la CNT-FAI della sua figura più carismatica, unificante e combattiva proprio nel momento di massima difficoltà e confusione. La sua scomparsa accelerò in modo decisivo il processo di declino della rivoluzione, facilitando la militarizzazione forzata delle milizie e la progressiva sottomissione politica degli anarchici al potere dello Stato repubblicano, sempre più saldamente nelle mani dei comunisti. In questo senso, la morte di Durruti segna potentemente e simbolicamente la fine della breve estate della libertà e l’inizio del lungo e tragico inverno della sconfitta rivoluzionaria.
Questa narrazione epica esplora l'ascesa e la caduta della rivoluzione anarchica spagnola attraverso la sua figura più emblematica. Dalla vittoria insurrezionale di Barcellona all'utopia delle collettivizzazioni, emergono l'idealismo, le lotte fratricide e le tragiche contraddizioni di un sogno di libertà schiacciato dalla guerra e dalla politica.
Analisi del libro *La breve estate dell'anarchia. Vita e morte di Buenaventura Durruti* di Hans Magnus Enzensberger
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La rivoluzione era diventata un fatto ⋯
La sconfitta dei militari a Barcellona creò un vuoto di potere. Lo Stato repubblicano era crollato, l'esercito era stato battuto. In questo vuoto, il potere reale passò nelle mani delle organizzazioni operaie armate, in primo luogo la CNT-FAI. La rivoluzione non era più un'aspirazione, era un fatto.
Burnett Bolloten La guerra civile spagnola
Saggistica storica, Storia contemporanea
Un'avanzata misurata in metri ⋯
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Jorge Martínez Reverte La battaglia di Madrid
Saggistica storica, Storia militare
L’assassinio di Durruti di Pedro de Paz (pseudonimo)
Questo libro è un’inchiesta specifica e dettagliata sulle circostanze della morte di Durruti. L’autore esamina meticolosamente tutte le ipotesi: l’incidente, il proiettile franchista, l’assassinio da parte dei comunisti, e persino l’omicidio da parte di una fazione anarchica rivale. Pur non arrivando a una conclusione definitiva, il libro smonta la versione ufficiale repubblicana e presenta una quantità impressionante di testimonianze e indizi che puntano fortemente verso la tesi dell’assassinio politico. È un testo fondamentale per chiunque voglia approfondire questo mistero.
Morte a Madrid. La storia segreta della guerra civile spagnola di Antony Beevor
In questo lavoro, che può essere visto come un approfondimento del suo libro generale sulla guerra, Beevor si concentra sulle operazioni di intelligence, sugli intrighi politici e sugli assassini che caratterizzarono il conflitto. Dedica spazio alla morte di Durruti, inquadrandola nel contesto della spietata lotta di potere tra comunisti e anarchici. Beevor analizza le prove e le testimonianze con il suo consueto rigore, propendendo per la tesi di un omicidio orchestrato dai servizi segreti sovietici o dai loro alleati spagnoli, considerandolo un passo cruciale per eliminare un ostacolo alla loro egemonia.
Memorie di un soldato di Juan Modesto
Juan Modesto fu uno dei più importanti comandanti militari del Partito Comunista durante la guerra e uno dei leader della difesa di Madrid. Le sue memorie offrono la prospettiva ufficiale comunista sugli eventi. Sebbene probabilmente reticente sulla verità, la sua versione dei fatti, le sue opinioni su Durruti e la sua descrizione del clima politico e militare a Madrid in quei giorni sono una fonte di prima mano indispensabile. Leggere la sua versione permette di comprendere la narrazione che i comunisti costruirono e di analizzarla criticamente alla luce delle altre fonti.



















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