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Nessun cambiamento sociale di base è stato mai fatto senza una rivoluzione, senza che una classe faccia decadere violentemente all’altra classe tutti i loro privilegi.
La principale ragione che sostiene questa dichiarazione è per semplice logica, poiché nessuno cede le proprie comodità facilmente senza lottare persino contro la giustizia che essa stessa si arroga di conservare. “Cosa? Vuoi che ceda il mio aereo privato, le mie residenze, le mie imprese, i miei conti correnti, le mie fabbriche, le mie azioni e la mia vita di lussi? Soltanto perché quelle migliaia di milioni di morti di fame che sfrutto ogni giorno possano vivere con dignità? No, non lo accetto!“. Ciò che è secondario sono solo storie, poiché rovistando il nostro comune passato vediamo chiaramente che nessuno di noi può dubitare di tutto ciò. Le tribù primitive sono state ridotte in schiavitù dai capi-tribù che, tra le tante prerogative, si sono appropriati dell’eccedenza collettiva delle loro comunità: quindi nacque così il frutto della prima divisione sociale del lavoro secondo le loro risorse locali – come il bestiame, l’agricoltura, l’industria mineraria, la pesca, ecc. – e dai quali è comparso il primordiale baratto. I regimi gentilizi dello schiavismo romano soccombettero alla loro degenerazione proprio per la mancanza d’incentivi produttivi verso lo schiavo e dinanzi alle tribù barbariche del nord che, con la loro invasione, hanno frammentato l’occidente senza rimedio in base alle profuse bastonate inferte, affermando così le loro basi del feudalesimo e in questo modo il vincolo di servitù come sviluppo dinanzi allo schiavismo. Anche feudalesimo si è visto soccombere davanti lo sviluppo del commercio, del credito, del borgo e questa nuova classe sociale senza privilegi ma con denaro, ha trascinato le masse dei lavoratori per combattere con le armi, e addirittura con la ghigliottina, insieme a loro come “cittadini” contro l’aristocrazia senile. Sarebbe questo il passaggio storico che si affermò in Europa ed in America settentrionale, durante le rivoluzioni borghesi del secolo XIX, fino ad arrivare ai nostri giorni e addirittura oggi vediamo così tanto normale che – senza che sia passato neanche 300 anni – alcuni ottusi degenerati, senza senso né cuore, la chiamano “democrazia“. Siamo arrivati dunque al nostro presente, accettando questo regime di schiavitù salariata e questo sfruttamento della borghesia che ha distrutto l’aristocrazia e, anche se in Italia sono state create delle alleanze, qualcosa di simile sarebbe accaduto nei paesi colonizzati che hanno avuto sempre lo stesso sviluppo con la stessa dosi di bastonate.
Quest’accettazione, così tanto generalizzata, è il risultato per quello che possiamo votare per un nuovo burattino ogni volta che cade il governo – per una crisi – o per la sua morte naturale – a fine legislatura – pensando che ci daranno l’aereo privato o le loro imprese perché così ce lo fanno credere e lo votiamo, senza mai osare alzare le mani per la irrazionale paura del “ciò che diranno“. Tutto molto logico, è così.
E per finire un’ultima considerazione, che è quella alla quale le persone finiscono per indignarsi davanti a tanta fame e ingiustizia legale mentre altri vivono alle costole del re di turno, spingendo l’essere umano affamato sempre verso la rivolta. La tipica situazione di cui se non c’è pane né lavoro, dopo avere pregato ed insistere per averlo fino sbucciarsi le ginocchia, allora prenderà il pane per semplice necessità di sopravvivenza nel solo modo che conosce che è colpendo tutto ciò che li capita davanti senza controllo. Qualcosa che è difficile da accettare, che la violenza rivoluzionaria, e non reazionaria, si dovrebbe organizzare perché si faccia realmente quel “qualcosa” di migliore che tutti gli schiavi certificati da busta paga cercano.

Crediti
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